da I GIORNI QUANTI (130)

Quando mi sveglio nella vecchia casa di campagna, apro il balcone con la convinzione di potermi ricaricare subito, facendomi inondare dalla luce di una giornata migliore della precedente (perché adesso c’è, quell’altra non c’è più). Tutto – dal cielo oggi finalmente nuvoloso alla temperatura ancora notturna, alla polvere in mezzo …

da I GIORNI QUANTI (129)

Se c’è un posto dove starò quando sarò morto non sarà migliore del posto dove ho sognato di essere stanotte. C’era la campagna, una campagna più estesa, senza i confini sia pure discreti della mia proprietà, ma del tutto simile. Superata la zona degli ulivi raggiungevo un pianoro erboso, esposto …

da I GIORNI QUANTI (128)

Dovrò segnare questo giorno come il giorno in cui tutto diventa importante. Mi allaccio le scarpe. Sono le clarck che indosso per la terza volta. La terza volta non si dimentica. La terza. Rimanda alla prima e alla seconda. E, per questo, è stato un gesto felice allacciarmi le scarpe. …

da I GIORNI QUANTI (127)

Sembrano tuoni. Invece sono colpi di tosse. Grossi scaracchi. Urla dissonanti e scommesse di un ubriaco buttato sul cofano di un auto. Costretto a scopare e a reagire come un bambino che si difende dalla violenza di un solletico. Non sarà la mia macchina, pensa, uno che passa. Non sarà …

da I GIORNI QUANTI (125)

“… e passa dei viaggi intorno al mondo del senatore a vita …” E.T. Non sono d’accordo, dottore. È che appena sono lì pronto mi distraggo e passa. Penso a tante altre cose, è come se tutti i pensieri che non ho pensato durante la notte o il giorno, mi si …

da I GIORNI QUANTI (124)

“Sono un ostaggio”   Quando il sole brucia, ma brucia male, brucia sulla pelle. E me la vorrei scollare perché penso dia la mia pelle che sopporta male il sole. O sia la mia pelle causa del sole. Comunque, che va in Harley sa qualcosa più di me, della fuga. …

da I GIORNI QUANTI (123)

Torno in città ma non so più dove sia LA CASA. La casa è la città. Del resto non è più la mia città. Non la sento, quindi forse, non la vedo nemmeno. La riconosco. Un uomo all’angolo di viale Lazio prega a voce alta. Sta facendo buio. Forse è …

da I GIORNI QUANTI (122)

Ascolto e riascolto Alina, di Arvo Part. Areta: come fai ad ascoltare queste ‘scalette’. Te le faccio io in quattro e quattr’otto. Gea: solo che lui le ha fatte prima di te. Bazlen: “L’unico valore è la primavoltità”.

da I GIORNI QUANTI (121)

“Puoi vestire generazioni di ragazzi e ragazze facendole felici se non sei un passaggio (o un paesaggio) sciocco.”   “Allora ho pensato a tutte le volte che sono stato per dei pomeriggi interi a annoiarmi col cuore in gola invece di salire su una bella tratta secondaria del treno, e …