da I GIORNI QUANTI (153)

per tutti, anche in città, c’è un gabinetto dove rinchiudersi e ascoltare in silenzio gli altri e il proprio prete che si confessa che gocciola parole grosse come pere che liquida i peccati con un’estrema minzione

da I GIORNI QUANTI (152)

“Ossa di pesce si era levato le Reebok e l’ambiente ne aveva risentito.” Aldo Nove. La città. Lotto con il computer per imporgli la firma dell’ultima citazione che mi corregge – automaticamente, testardamente – il cognome di Aldo in Novembre.

da I GIORNI QUANTI (151)

SU-SA-PERO’ Dipende dalla pelle o dipende dalle palle. Dipende. Dipende dalla qualità. Dalla qualità della pelle? Dalla qualità della pelle del tuo nuovo cinturino. Evidente. Già mi era sembrato un dubbio acquisto per via del costo. Un dubbio acquisto? Si. Potresti vincerlo questo concorso per la cattedra di antropologia dell’accattonaggio. …

da I GIORNI QUANTI (150)

Perché non riesco a seguirti? Perché non riesco a seguire nessun discorso. Perché mentre ne seguo uno, mettiamo il primo, il secondo, tanti altri si intromettono, creando traffico nella mia testa. E senza rendermene conto, comincio a seguirli tutti, non uno per uno, tutti insieme. Non arrivando mai a capo …

da I GIORNI QUANTI (149)

La campagna. Quella è la vasca (la uria) dentro la quale  un uomo tradito uccise la moglie, facendola a pezzettini a colpi di accetta. I tocchi di carne della donna, furono trovati tutti, galleggianti.

da I GIORNI QUANTI (148)

La città. Ma tu chi sei? chiede, paffutella e sotto la pioggia della piazza domenicale. Insiste, al telefonino, a chiedere, ma tu chi sei?, per lei, per l’amica che accanto l’ascolta trepidando, ma tu chi sei? Un pizzicotto, dall’altra parte, che la fa scartare e sorridere, ma tu chi sei? …

da I GIORNI QUANTI (147)

Un’eventualità leggera come la scomparsa  dei posacenere o dei cucchiai del caffè da un ristorante dove oltretutto abbiamo pagato conti esagerati (da dove le mie figlie sono uscite a testa bassa). Il furto, come si vuole chiamare un momentaneo prestito, mi ha probabilmente messo nella condizione della discolpa. Per discolparmi …

da I GIORNI QUANTI (146)

Ma, come dicevo, potrebbe essere soltanto un’associazione. Infatti, un’altra ipotesi che sono costretto a contemplare quando cerco di spiegarmi perché non riesco più a liberarmi da questa specie di vizio – confermato nella sua realtà patologica, dalla sofferenza che mi procurano sabato e domenica, giorni in cui non vado in …

da I GIORNI QUANTI (145)

Da un po’ di tempo ho preso una strana abitudine. Ogni mattina, in ufficio, alle 12 in punto, apro il cassetto della mia scrivania dove, sottochiave, tengo il binocolo e lo punto nell’angolo alto della finestra. Tra le cime di un cipresso e di un sambuco, gli ultimi piani di …

da I GIORNI QUANTI (144)

“… o con la manica, era costretto a pulire dal tavolo le caccole dei topi, chiedendosi, tranquillamente, perché mai ai topi di campagna piacesse tanto la cera e la paraffina. Perforavano la paraffina che ricopriva le conserve, rosicchiavano le candeline per la torta di compleanno fino allo stoppino. Un gatto …