Nell’immagine (V)

Alla fine dell’uomo non c’erano che rivoluzioni naturali: piante, pietre, mari, deserti e coralli e foreste e aghi di luce. Di ogni civiltà restavano le piante un tempo escluse. Prima della rivoluzione, prima delle correnti, prima delle notti e delle bufere, un uomo guardava il vento affondare nel grano. Non …

Nell’immagine (IV)

un tempo legati alla natura, popolo di levigatori, affilavamo pietre per sonorizzare rocce, creare incisioni per memorie musicali nel sottofondo dei boschi, un tempo popolo di levigatori, legati alla natura e allo svolgersi dei pianeti, circondati da galassie ostili e soprattutto ostili noi a noi, popolo di levigatori lavoravamo le …

nell’immagine (III)

ogni giorno costruiva una nuova immagine : margini più o meno ampi della finestra lo slargo che si apre sullo sfondo i diciannove pixel che si sbriciolano in basso nell’angolo a sinistra dove da ogni bruciatura del riquadro si aprono a caso               catastrofi, parole

nell’immagine (II)

altre volte nell’immagine si fermavano a vedere le capre che uscivano limpide nella notte. qualcosa si è scritto sopra la linea degli alberi; io ci ho messo il nome: un titolo senza voce e padrone.

nell’immagine (I)

nell’immagine ci sono alberi e piante una importante macchia di verde occupa la scena. alberi e piante comunicano per impulsi ma non sono visibili nello spazio. di tutto il resto presente nell’immagine nulla conta.

Un teatro (XIII): Komani Lake

A volte attraversi un fiume con un bus senza ruote, qualcuno parla strano, diverso da te: Vietnam, Cambogia, Albania, ci sono dei serpenti in acqua, è giugno e si sciolgono le nevi a cascate, ridanno fiume al fiume. A volte attraversi un fiume con un bus senza ruote, qualcuno parla …

Un teatro (XII): matrimonio degli alberi

(Serra di Crispo, Parco nazionale del Pollino) si avvertono nel bosco ampie camere d’acqua, passaggi stretti d’aria, formati come da nebbie e voci inumane, qualcosa che canta, qualcosa che scorre, si avvertono nel bosco ampie camere d’acqua, si aprono improvvise a regolare il sonno: ruscelli, laghi, passaggi stretti d’aria e …

Proliferazioni e buone cose verdi (V)

O-Ren Ishii: «Ancora sono in deposito le correnti. L’ultimo stadio dell’organizzazione umana, piedi nella storia, che è sempre storta: svicola. Questa pagina è una cronaca. Questa pagina non ha testo. Questa pagina si guarda solo in obliquo, forse si mangia. Ancora sono in deposito le correnti. Questa pagina è una …

Proliferazioni e buone cose verdi (IV)

Un rastrone correva veloce in mezzo ai campi. Insieme a lui, alla corretta distanza per la misurazione ora dell’ansia ora della lentezza, forse una minella. L’altro, accanto a henry squeeze, con sguardo più accurato nell’osservazione di certa fauna immaginaria, sentenziava: milogna. Nella pagina, la figura al cui interno correvano allegre, …

Proliferazioni e buone cose verdi (III)

O-Ren Ishii: «richiamando Lacan, Althusser, qualcosa era stato fatto a pezzi dagli scogli, ma sembra costituirsi nell’immaginario – diceva – senza esserne l’origine. Un blu incoerente, solo certe fronde di pino, la casa delle foglie blu. Un blu sempre incoerente, che è l’essenza di qualcosa, senza esserne comunque la sua …