LACRIMAE RERUM 16

(ripelliniana)   “Lasciatemi in pace, sarabanda di grida, cacofonia di demoni che bussano con facce grifagne ai vetri invocando la vita, lurida fattucchiera”, disse il vecchio, “sono stanco del mellifluo richiamo della speranza, preferisco il deserto, le inospitali scogliere del dolore, quanto più vero e onesto, lasciami in pace servo …

LACRIMAE RERUM 15

Ora che scoppia l’estate dopo le piogge consolatorie dobbiamo riaffacciarci alla vita per forza, c’è anche un’estate dei vecchi però con le ulcere al culo che grondano sangue e odorano di morte, mentre le rose sfacciate gialle rosse bandiere cantano la vita.

LACRIMAE RERUM 14

Il canto del perdono   Il ragno che tesse la sua tela non conosce lo splendore dell’intreccio, e la mosca che si dibatte non sa le ragioni della sua morte, si dibatte e basta nel viluppo che la soffoca

LACRIMAE RERUM 12

Quando andavo a trovare mia madre, tutti i pomeriggi per cinque anni, “Tu mi porti una boccata d’aria”, diceva, e alla badante: “Marina vedi questo è mio fratello”. Io ero suo figlio e suo fratello insieme, perché anche di lui fu madre sempre. Ora era morto e il figlio vivo …

LACRIMAE RERUM 9

Ti tuffavi nel fiume da ragazzo, al curvone dove era più fondo, lo schiaffo gelido toglieva il respiro, tornavi alla luce fiero di avere esplorato nel tonfo quell’oscuro segreto per un attimo: il fangoso fondo, il viluppo delle alghe viscide sfiorate coi piedi, come serpenti spaventose, e tornavi alla luce …

LACRIMAE RERUM 8

Parlano di mappe nei salotti. Ci sono crocicchi e tracce di viottole, di parole, di parole per dire che? Un vecchio trucco: si alleano i pagliacci con le bestie feroci per domare l’angoscia nel circo sospeso del tempo. Le mappe si stancano di chi non si sposta, e svaniscono i …

LACRIMAE RERUM 7

Trovammo una viottola per lo smarrimento, fu lo smarrimento la causa del trovare. Costeggiava il fiume della giovinezza, aveva due solchi la viottola, l’erba al centro. Di lì erano passati altri, in altre stagioni, quello era il segno: il calpestio di piedi, la memoria della bicicletta di mia madre, il …

LACRIMAE RERUM 6

“Da qui non si torna più indietro”, disse. “Perché?”, chiese. “Non vedi che puoi abbracciare tuo padre ora?”. E allora fece quel gesto: l’abbraccio. E rispose il padre con un abbraccio, dimenticando la strada, ricordando il luogo, la polvere. Troppe volte era fuggito all’occasione. “Questa è l’ultima”, disse.

LACRIMAE RERUM 3

Sopporteremo ancora, per quanto?, i sussulti del cuore nelle notti, porte aperte, pause nel ritmo del respiro, l’instancabile richiamo che sbriciola le sentenze nel rintocco delle scale che ascendono o discendono? Il pifferaio magico ha intonato il suo stridulo canto dell’alba del mondo. Lascia che a frotte lo seguano nelle …

LACRIMAE RERUM 2

Rimangono le parole, brevi tracce, sono perduti invece i campi, il fiume, l’angosciosa infanzia, e forse è un bene, annienta la voragine che inghiotte quel che è stato, anche se la bellezza si nutre della morte dell’azzurro, e si strugge il cuore nel non più mentre a rotta di collo …