(L’OCCHIAIA. 76.)

Inaspettato e per ciò doppiamente gradito, sulle distratte superfici incolori delle vetrine a tutte le ore ingrigite dai soliti svogliati riflessi di figuranti locali, pettirrosseggia indisturbato il rosacipria di un’appariscente vestitino femminile…

(L’OCCHIAIA. 75. “Bipedi 6”)

Incrocia il mio sguardo in ozio, casualmente, e ciò gli fa credere d’essere autorizzato ad avvicinarmi… Attraversa la strada, al momento deserta, ostentando l’andatura impacciata di chi ancora esita però, ogni dùtrì, non manca d’attardarsi a volteggiare insieme alle nuvolette di gas di scarico che a sciami gli frivoleggiano attorno. …

(L’occhiaia 74.)

Nascosto dietro cespugli cresciuti all’ombra di ariosi eucalipti, osservo le giovani donne percorrere un sentiero bizzoso al ritmo incalzante di una musica le cui note squillanti, più che udirle, a questa distanza, le leggo nei febbrili contorcimenti dei corpi a malapena velati dalle brume della palude… Non appena le ultime …

(L’occhiaia 73.)

I giorni volano via e con essi gli anni ciò che è più inesorabilmente diventa meno già un’altra assenza assedia i miei pensieri carezzando i ricordi

(L’OCCHIAIA. 72.)

Voci sguaiate e risate insopportabilmente scasciose si levano sempre più alte dai tre tavoli accostati accanto, strappano da un sonno abissale i pesci blu tratteggiati a mezz’altezza sulla parete dietro di noi e fanno veleggiare il cellofan teso davanti i pilastri della veranda vicinissima alla strada panoramica… Abbandono le orecchie …

(L’OCCHIAIA. 71.”L’oleandro fiorito 6”)

affronta con disinvoltura inciampi immaginari intestarditisi nel volere a tutti i costi far perdere smalto al suo andare troppo vivace mentre poco discosta a sinistra libera da intralci una sua vecchia ombra scombina gli spigoli ai muri cittadini continuando a pinocchieggiare anche quando l’uomo si ferma a fissare impietrito l’oleandro …

SULLE RIVE DEL TONTO (38)

di Elio Coniglio Alla svelta, chi può anche carponi, recuperiamo nasi, orecchie e lingue cascate a terra per il freddo col far delle ore sempre più pungente e, in assoluto silenzio, c’incamminiamo, lasciandoci definitivamente alle spalle la Grande Curva. Un tenorile tartaglìar di dentiera dà il là al nostro incespicoso …

(L’OCCHIAIA. 70.)

Ancoro i piedi nel marmo della soglia e mi sporgo verso l’esterno. Ignorato dalla gravità mi abbandono agli abbracci del vuoto. Scricchiola il collo mentre giro la testa e con sguardi già allenati agli ingannevoli velami del quotidiano scandaglio la via fino a che non svolta per allontanarsi senza ripensamenti. …

SULLE RIVE DEL TONTO (37)

  Una sola candida nuvola solletica l’azzurro appena sveglio di questo cielo inaspettatamente dicembrino quando, scivoloni, raggiungo il terreno gelato ai piedi della ripida scarpata. Mi rimbocco le maniche e, a mani nude scavo una buca, profonda e larga quanto basta, per nascondervi la mia trottola. Un improvviso scalpiccio manomano …

(L’OCCHIAIA. 69.)

dall’altro lato della via case basse a turno addentano un cielo di un mutevole ormai scontato e vecchie oche sculettanti perdono piume lungo il marciapiede ghiacciato mentre un turbine ziccusu canzona il fogliame dell’oleandro infreddolito non regala rumori la notte quando dorme su un letto di neve