(L’OCCHIAIA .87.)

   In equilibrio sul filo grigiastro dell’elettricità altalenante sopra la via deserta, smette di ravviarsi col becco le piume e mi guarda strano, direi con meraviglia e, ad un tempo, spavento, proprio come se avesse appena visto sbucare dal nulla un fantasma. E davvero il suo cuoricino – capace, a …

SULLE RIVE DEL TONTO (42)

Non so perché, senza scambiarci un solo cenno d’intesa, ci accodiamo alle formiche intruppate lungo un sentiero che, inbruscolandosi fra cespugli punteggiati di bacche succose, ci trascina dentro i boschi della Quisquina schitarranti, specie in questa stagione, di cicale. E certo, il nero del mirto, tendente al bluastro per la …

(L’OCCHIAIA. 86.”Bipedi 11”)

Esce in punta di piedi da uno dei tanti usci in ombra occhieggianti dalle catapecchie disabitate dirimpetto. Stringe fra le dita ossute e azzurrine un quartino imbottito che, non fosse perché troppo tozzo, per come lo tiene vicino alle labbra protese e luccicose d’acquolina, da una distanza maggiore, forse, lo …

(L’OCCHIAIA. 85. “Bipedi 10”)

Benché la madre insista, la bambina, d’inequivocabili origini asiatiche, punta i piedi a terra e, quando non le usa per spazzare via i lucciconi dalle guance infiammate, porta le mani sulle orecchie minute, ben disegnate, di un bianco cereo contro l’abbagliante corvino dei capelli lunghi e lisci: non vuole che …

SULLE RIVE DEL TONTO (41) di Francesco Gambaro, di Elio Coniglio

Improvvisamente di nuovo sera! Un buio spesso impaziente avido trova tutti, tutti tranne Tà a zonzo poco lontano, con le schiene curve sulla curva di stoffa delle sdraio intenti, in attesa che nel rettangolo di luce perlacea sfavillante sul telo teso davanti a un limaccioso sciacquettio sbocci la prima immagine, …

SULLE RIVE DEL TONTO (40)

Veniamo fuori da una notte nel folto di un bosco di querce secolari uno alla volta, da punti diversi. Spaesati intirizziti taciturni io, Tà e Francesco, con ai piedi ancora le zampe palmate del mio papero disneiano preferito, convergiamo cauti verso il margine estremo del terrazzo di pietre sbiancate e …

(L’OCCHIAIA. 84. “Bipedi 9”)

Come un cagnolino obbediente, sta con affanno dietro al frettoloso mazzetto di lilium appena acquistato tenuto discosto dalla scritta fucsia “S P A R C O” in bella mostra ad altezza del cuore palpitante sul  grigio nuvolo della tuta da meccanico, nuova fiammante;- ma, poco più avanti, giusto lungo il …

(L’OCCHIAIA. 83. “Serra Moneta, S.S.Q.”)

Sassi d’ogni forma e dimensione inciampano sui duri musi di cuoio e gomma degli scarponi ghiotti di passi, rimbalzano verso i ciuffi di erbette rinsecchite crepitanti lungo il ciglio del viottolo e da qui, platealmente,  si lasciano cadere a peso morto giù per il precipitoso fianco della montagna trascinandosi appresso, …

(L’OCCHIAIA. 82. “Bipedi 8”)

sbaglia spesso passo mentre rivolta verso l’esterno ogni sua tasca indugia incespica barcolla ciononostante riesce a guadagnare terreno e raggiunta la giusta distanza prontamente allunga le mani sporche già unite a coppa per accogliervi quei pochi tintinnanti spiccioli di euro che lo promette  solennemente non mancherà di restituirmi al più …

(L’OCCHIAIA. 81.)

Benché sottile e, in certi tratti, crivellata da orme di uccelli, la scricchiolante crosta di sabbia che stamane ricopre la striscia di spiaggia a pochi metri dal bagnasciuga sostenendomi senza franare agevola il mio lento andare. L’assordante sciabordio, l’incalzante ravanare del vento e il suo codazzo di schiume iodate rubate …