da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.19

Cristalli di enigmi voltarti Lo sguardo retro di chi sa Già marce le gioviali canne Spaziate sul greto del fiume. Sazia di creta di fango L’errabonda fiaccola del sale Fotografia perpetua di morti, Angelo d’occaso consola chi è Porziuncola che coli d’eclissi Visibilio i giocattoli arcobaleni. Chiunque tu sia inòltrati …

DIARIO DI BALBUZIE – 26

La voglia di stare sul cornicione non mi abbandona. Sono fragile e stolta quanto rondine stramazzata vile oracolo logorante collera. Il dubbio di resistere collocherà il mio altare ruvido, memoria di mia madre che non tenni. Solinga zattera di guerra persi tutto in un talamo di spine aureole inutili sollevarsi …

DIARIO DI BALBUZIE – 25

Fatica di cosmesi sulla salma ogni mattina per il risveglio veglio la nenia del crocevia così per farcela ancora. Fatica recidiva ogni respiro spirato d’indole da poco l’elemosina tardiva della foce. E rantola con la bava patriottica la cenerentola stola della vittima intrusa al mercato delle tenebre. Il brevetto te …

DIARIO DI BALBUZIE – 24

Con me morirà l’asprigno stato la valenza d’ombra che mi visse guerra di stato lo stato sempre. Brevetto di retaggio resistenza dover attendere futuro la morte i brevi fiori del fiorista accanto alla stanza che mi prese prigioniera di violenza l’attesa.

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n. 24

Con me morirà l’asprigno stato la valenza d’ombra che mi visse guerra di stato lo stato sempre. Brevetto di retaggio resistenza dover attendere futuro la morte i brevi fiori del fiorista accanto alla stanza che mi prese prigioniera di violenza l’attesa.

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.28

La violenza dell’uomo su l’uomo Corrode il mio destino: Insidiosa la buca che mi accompagna. Non oso proporti enigmi Né fati da leggere devoto. Non ho nulla che mi sia donato Sono anemica nemica solo della violenza Che spero mi risparmi gl’impiccati. Tutto il resto si accovaccia per offendere L’atrio …

DIARIO DI BALBUZIE – 22

La smorfia per accalappiarmi è in movimento, tutto socchiude porte che non si aprono, prono è l’angelo che potrebbe: è prigioniero, nero l’abaco della salvezza d’arte. Ora dimentico il buon vezzo amore l’etica aperta di ascendere per paradisiaca cantica lo sguardo. La scacchiera è tragica ma c’è un chicco salùbre …

DIARIO DI BALBUZIE – 21

Sabbia tra le dita l’origine il gelo perpetuo che latra discepoli tradenti comunque. Il muso pazzesco della rondine mi sfuma in pipistrello sterco la mala che mi fece nascere. La sciabola matrigna della nascita scismi il cuore in orto balsamico amico di corredo il paradiso.

DIARIO DI BALBUZIE – 20

Gerundio di pietà la tomba illesa nel ruvido stipendio di restare addetta alle pulizie del livido infetto. Poliziotto d’infanzia la prigionia quando ecatombe di non farcela da sùbito restai seduta con le lacrime asciutte. Il vizio nero sta nel risaputo specchio assassino ogni e ogni volta che il debito s’inchiostri …

DIARIO DI BALBUZIE – 19

Vestita d’acero rosso serbo le dita nelle tasche vuote così per camminare a lungo lungo la sponda d’arcaico fiume. Mi cercano gli sbirri dell’amicizia per atti di vandalo soqquadro per urlo di dire che nonostante siamo nati assassini comunque. Qui dietro fatica il manovale bello d’asola solare senza fidanza reo …