da OSPIZIO DI ADDIO – n.4

Esegeta di sterpi la pigna spoglia Getta da te le esequie per iniziare A germogliare l’aurora l’ora nuda. Nulla è abbastanza mormorando Docili preci alle ruggini giganti Mele fradice le stive d’ogni dove.

da OSPIZIO DI ADDIO – n.3

Graziata vorrei andarmene Fatata di sorpassi Esponenziale acrobata Equilibrio di sorriso. Cuore anonimo ormai ricordarti Ché finite le fucilazioni odierne Al ritorno le allucinazioni di tornare Dove la nave vacilla solitudini. Tutto strapiombo il dolo della notte Qui la questua delle genti inermi Vada via l’atleta che mi sterminò Fanciulla. …

da OSPIZIO DI ADDIO – n.2

Ardore di passacaglia il dirupo Così ballare con l’enigma intorno Voglio andarmene a crepare Dove più stretta è l’alba. Blasfemo rumorio il cuore Batte la sfera delle previsioni. Mi viene da morire sempre e comunque Dentro le buche di crepanti arsenici Come e comunque fratelli delle buche. Con la bava …

da OSPIZIO DI ADDIO – n.1

Così una nenia di morte Attende lo scolorire, Risa da parte di qualcuno. Il muraglione fra il petto e l’origine Mitraglia ormai chi non sei Se non scialle vedovile L’età scanzonata del supplizio. Plico di stelle accattone alla porta Inventano di sopprimere le rondini Così muratrici di nidi da bunker. …

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.100

Lacrima del fato l’insulto, crisi domestica le porte tarlate dove s’inceppa l’enfasi di festa e si tramonta il talamo alfabetico: lo stagno si perdura inutile sé.

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.98

Tagli irrequieti i polsi sanguinanti per un non più. Nelle trincee le divise velenose soqquadrano il valore della placenta: fosse comuni le immoralità di morire scorza di sale il ricordo. Gli anni osceni sono la soglia tagliole di scempiaggini pregare chi alle gare di belle sorelle uomini di beltà l’amore …