da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.90

La ruggine che deborda dal petto ginnico del vissuto tosto elemento di sconfitta: allieti ora lasciare la lite delle cornici storte. A monte non c’è paese di casa né all’altare la preghiera cresimi nodo di dolere d’era.

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.89

Eraso il fiume, colma la catastrofe che sul prossimo teschio pervade la breve vita che fu concessa alle due gemelle dispari. Così il quaderno delle memorielle ree di essere state vive, forse.

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.88

Dal seggiolino probo Aspetti l’angelo Quasi un morbo un virus Minore di un attimo. Dalla cavità dell’inno stanziale La preghiera giace, infima tace. Tu allegra la bandiera in fiamme Senza qualità alcuna troneggi Nel resto barbaro l’attesa Il crimine nel boato dell’insonnia

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.86

Picchi di falene i falò Dentro i camposanti Piagnucolano astuzie da taschini Portanti stelle àncore bonarie Dalle scuole elementari al fausto dio fausto. Allora le musichette degli asili Canticchiano le logiche di madri Prestate all’editto di fase estrema La boscaiola origine di castagne Marce.

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.83

  Un angelo vigila il gelo Spartiacque di compleanni futili: Vorresti scrivere un apice d’ingegno Una maestria degna del primo alfabeto Quando gli amanti si stracciano quieti. Cialda di pace era la stanza Con visuali di ceneri giovani Quando ancora si froda la vita Astronomia di genesi l’amore.

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.82

Sperma di gioventù fui la femmina Venale quanto un estro di puttana: Oltre di te giammai ne venni. Oggi che vegeto anni dementi Frullo la frutta fresca per vagare Oltre giammai avvenni in un minuto. Miracolosa gemma di contrada Dimmi perché nacqui infelice E la passione mi avvolse per sempre …