DIARIO DI BALBUZIE – 1

Abaco d’eremo il compleanno, bugia di stasi incendio e coma dove s’intruglia l’ebete fanciullo felice genesi di morire giovane.

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n. 23

Fai di me un salto di luce Una sciabola buona per andarmene Da un minuto all’altro senza soffrire. Fammi azzannare da un pettirosso, Amabili cipressi di borghi Sulle vostre punte si perse la parola La ragazza della meraviglia A bocca aperta muta. Ho un marsupio ingiallito dal tempo Ci tenni …

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.22

Torna alla mente lo stato ancestrale La via nuda di estrarre il mondo Con il dolore prossimo a restare. Finché qualcuno t’insegni A dimorare lieto Fato del tempo che ti dismette. Ora è salute farla finita Disinnescare il respiro.

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.21

Avresti voluto giocare di scherma Concederti sismi di baci Biglietti non obliterati per rabbia. Invece sei stato ligio Alla ginestra secca Alla bonaccia curva di serpi Ai pigri viali sempre più secchi. Gli occhi verdi ti sono serviti Per innamorare i diamanti Le madri già colme di feti. Sassi oriundi …

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.20

Papaveri suburbani balbettano Bagliori di lucciole Balbettii di lingue intraducibili Nei vicini fantasmi che smisurano Anatemi di ciglia abbruciacchiate. Così pochezza non riuscire A saltare la pozzanghera La gota nera del cadavere.

da MITOLIGIA DEL CENCIO – n.18

Albagia d’attimo incontrarti Romanza del primo bacio Ritorto contro la felicità. Poi il gerundio monotono Di evanescenti perdite Dentro lo stipetto del per sempre. Venuzze di siepe il rispetto Quando qualora la nudità del sole Sospetti fattivo il dolore Non mai residuo del colmo.

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.17

Ora di stamberga, tarlo il respiro D’infanzia la cornucopia vizza. Eppure avanza la contemplazione Di sé senza il corpo popolare. Il capestro di stare vecchi Calpesta la stasi della culla La bella volpe tata argentata. Implori la resina del boia Di darsi zuccherina di non Corrompere il ritmo della danza. …

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.16

La statua del baro Si fa sempre più alta La calunnia del credo Divampa da tempo. Tu cerchi un faro spento Una ginestra nera La strada che svolti dal panico. Saline le mani per sempre Strattonano manette di ruggine Lamentele geremitiche di avvoltoi.