DIARIO DI BALBUZIE – 17

Vederti fu uno spillo in petto, uno strapiombo, una falena suicida.  Oggi resta soffuso il dolore in una paccottiglia di elementi velenosi.

da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.25

Alta marea la ressa che ci perse Al mercatino delle pulci per cercare Caligini recitanti di poeti. Poi d’improvviso la grandine Stipata sul collo per i brividi Vividi boccoli di démoni. Così morì la fosca scaturigine Del genio a poco a poco consumato Per la moria di vivere d’àncora ancora.

DIARIO DI BALBUZIE – 15

Ammalata da quando nacqui oggi ancora non morta. Si accascia a settembre l’estate e finalmente la scia autunnale lega in collane le foglie.

DIARIO DI BALBUZIE – 12

Suolo in marciume il minimo del tempo, fu diletto vivere l’occaso sapendo i versi lunghi di giovinezza vivi-vivi. Oggi rimane il livido dopo miserrimo la stracca sillaba che non dice niente solo la paura della terra in faccia. Su gli appunti di pane fu vetta sorgere canneto cantore le poesie …

DIARIO DI BALBUZIE – 8

Rorida giovinezza questa mancanza maceria d’essere. Tu eri il mio sorriso il pianto sopito mai annullato. Donna vecchia piango l’agonia che attende senza pietà per sempre. Brevetto senza storia la pace cigola in ogni portone fato di plotone. Novità di ieri lo specchio benigno.

DIARIO DI BALBUZIE – 6

In fin di vita m’innamoro rosa giovanissima. Arte di acrobata guardarti il viso amato corpo elastico. Cometa artistica stiparsi nella folla per dimenticarsi.

DIARIO DI BALBUZIE – 5

Sono in un sudario analfabeta diario; ho perso il grano del lieto amore. Marette senza gioia le pupille di noi allora reginette.