COSE STORTE 1

Di roccia metamorfica, con quei suoi occhi pieni di storia storta, la poesia compare e scompare. Interroga l’inesistenza. Parla con l’acqua. Scrive l’impossibile con i colori di un’indocile capigliatura.

FRANCESCO 7

Avrei voluto regalargli almeno un albero, uno qualsiasi fra i molti di cui non conosco il nome.

FRANCESCO 6

Passa di qua e mi scrive a caso una lettera sull’entusiasmo. Mi chiede a caso un bicchiere d’acqua, due matite, un passamontagna. Mi chiede delle Dolomiti più remote, dicendo: da qui non ne vedo passare neppure una.

FRANCESCO 5

Non ha mani. Non ha collo. Non nitrisce, non nuota, non rotola. Non ha inverno. Non ha pace. Non ha guerra.

FRANCESCO 4

Me lo vedo arrivare via mail. Affannato, cammina a grandi passi con scarponi di creta. Somiglia al tasto “invio” della tastiera. È alto come una penna a inchiostro blu. Però sa essere anche un bestione di tre metri. Con quegli occhiacci pieni di luce storta che lui stesso sconosce.

FRANCESCO 3

Era un momento cadente, di quelli che si aprono a spicchio. (Francesco trotta a quattro zampe verso il puntino che nessuno vede. Trotta e pesta foglie di mandarino). Era un momento. Poi era il tutto.

FRANCESCO 2

A salti illogici. A righe alterne. Mi dà un saluto da quel suo lontano provvisorio. Da qui, a un metro e mezzo dalla galassia Sweqtxz. Dal morbido abisso di Tusa, provincia di Messina. Ad andate e ritorni. A scritti zitti.

FRANCESCO 1

Ha mani aperte che sembrano chiodate. Mi scrive da lontano ad ampi gesti floreali. Cioè, da questa vicinanza rotolante. Mi parla a spighe, a rami di olivo. Non può essere. L’essere è il nulla, mi direbbe.

QUANDO LEI

Io e Annamassima ci parliamo attraverso gli oggetti. Quando avvito una lampadina vuol dire che sono pronto a partire. Quando lei solleva una sedia e la spinge verso l’alto, vuol dire che succede il finimondo. Quando prendo in mano le forbici vuol dire che ho freddo. Quando lei poggia sul …

PALPEBRE

Per i corridoi pieni di vento volano palpebre leggerissime, corrono verso. Essendo cieche, ogni tanto sbattono sulle pareti lasciandovi macchie sanguinolente, ma essendo prive di sensori nervosi neppure se ne avvedono e scivolano avanti veloci, volano verso.