PRIMAVERA D’AUTUNNO

Da qui a stanotte sul tardi quest’appartamento cambierà faccia: tutto pulito, tutto scintillante e profumato di betulla. Domattina mi sveglierò e accanto al mio letto ci sarà un’orsa, con i suoi piccoli, che coglie le ultime more [o bacche], magari uva bianca, quella dai grappoli più grossi, la vernaccia. Il …

BREVE, STUPIDA, DOLOROSA

Guardo queste pietre, queste strade, questi vicoli e chiassi: queste piazze e palazzi e case minuscole, con i piccoli cessi che sporgono in aggetto, murati mille anni dopo la costruzione originaria. Questo posto esprime un Vescovo, era una Diocesi, milioni di anni fa: si governavano anime dai monti al mare. …

ECCO

C’erano tutti i puzzi, e si ruzzava a spruzzarsi vampe di limoni e torsoli c’erano gli struzzi, c’erano – e calcestruzzi e licheni e figli di schemi a paranza in groppa: ma secondo me era grappa. Ecco.

CUCCHIAI

Io i cucchiai li adoro. C’è il cesto con le posate calde di lavastoviglie bagnate di aceto – e io rovisto tra coltelli e forchette, e forbici anche, e cavatappi, e cerco ansioso i cucchiai. Quelli da minestra e quelli da dolce, quelli da vassoio e quelli da servizio di …

TURISTI

Non lo sanno i turisti, no, quali sono i vicoli dove più soffia il vento forte, né dove non ha battuto al pomeriggio. Non sanno che il bar della Grazia, verso una cert’ora, è il più benevolo di frescura e birra ghiacciata. Non sanno neanche quali sono i posti dove …

VECCHIAIA

Un vecchietto tutto pisciato (a sua insaputa) mi disse un giorno che la vecchiaia non è roba per ragazzine, si chiamava Fruttero e non era cascato dal pero che la vecchiaia – mi disse – è brutta. E la frutta? Mettitela nel culo la frutta. Prosit.

FORMICAIO

C’era un formicaio. E c’erano milioni di formiche – quale portava un semino, quale una briciolina, quale una grossa cacca di pettirosso. Ce n’era una che stava in disparte, mogia, e non parlava con nessun’altra. A tratti esplodeva in risate convulse, da sola, senza motivo – solo così: perché le …

VILLANELLA S’EN VA

Da lì nacque la stortura, il danno indelebile, da quei topi infilzati e poi bruciati in un covone di erbacce secche date al fuoco. L’assoluta indifferenza con la quale accolse la notizia il contadino, gli insulti ai quali fu sottoposta poi, quando riferì il tutto al fattore, tutto sembrò giocare …

SENZA NOME

Ci vedo malissimo. Non metto a fuoco neanche le locandine del Tirreno, o della Nazione. Per cui non è che ti vedo da lontano: ti intuisco dall’andatura, dalla posa, dai colori dei vestiti. Ti astraggo. Sei una massa fluida di ombre e colori. Un vapore. E poi a volte mi …

SALUTI DA MARCIANA MARINA

Ricordo una volta che ero all’Elba per una stagione da cuoco, che in casa entrò una piattola molto grossa, color mogano. Io non ce la volevo: ne parlammo ma Lei non ne volle. E allora io dovetti scegliere la soluzione finale. Però Lei non si faceva prendere, era velocissima, andava …