UNA GOCCIA FREDDA DI INSALATA NELLO STOMACO

Con l’altro sono due venti per la mia tavola di moltiplicazione, e te, ululato di galera. Sfamata due volte due, un uomo due volte due mi ha sfamato con un brodo di grano, un brodo di lenticchie, un brodo di crudeltà, un brodo. Due volte ho visto due lune, una …

IL PENSIERO E’ UN TRANELLO

il pensiero è un tranello che si falsifica in specchi a morte l’emblema, morte ai progetti annunciati, a morte le creature stilistiche e lo stile tutto intero. via al pandemonio metallurgico: avvolgibili, asfalto, rottami, trincee mimetiche, bastoni, tassametri. via all’espressionismo della lingua imperfetta, abbiamo un canzoniere distruttibile di cause e …

ABBRACCIAMI NEL PASSATO

abbracciami nel passato rimiamo nel presente una drammaturgia igienista, tesa all’inconscio, lunga vita. mi raggiungo a te solo se mi chiedi di andare in barca, i gemiti incominciano tra le oscillazioni morbide del mare. quello che resta del futuro è una guarigione senza scena senza creazione, senza sincronia, annacquata in …

NON VOLEVAMO MORIRE

non volevamo morire ma sotto l’intelligenza del linguaggio non potemmo che diventare invisibili. la grazia delle parole a cui eravamo abituati, che avevamo cercato estrapolandole dalla terra e dalla storia fino al grado più basso della perfezione, divenne una cosa vergognosa, il paradosso della poesia, la bellezza fu l’impossibilità dell’arte. …

L’AMORE SI COMPRA IN FARMACIA

l’amore si compra in farmacia. lontano comincia un rumore, è il passo di una donna tremolante che avanza di profilo che non bacia nipoti, non tocca graffi, non ha segni di memoria nel viso non annusa vernici, non ama il vino il grigio dei suoi occhi non implica fascino le …

TUTTO PIU’ MUORE

tutto più muore nei giorni dell’ermetismo, oltre le pareti. il tempo, infine, va in fumo. lavorammo per questo. emanciparci, non separarci. vi è crudeltà nei monologhi teneri se il corpo li addomestica. ma la parola è fango, un’eccellenza, la scoria delle mani lavate, la buccia del limone. emanciparci, non perdere …

CHI MUORE AMA TACERE (8)

Ci fu qualcosa di indissolubile nel chiodo che mi battei al centro della fronte, un ciuffo balbuziente di capelli si impiastricciò diventando ruota di pavone. La appuntai all’indietro con una forcina, di venerdì sera. Continuai a respirare, ma implacabilmente, nell’avamposto, mia nuova casa, scardinando le dune, con il chiodo ficcato …

CHI MUORE AMA TACERE (7)

Ci fu qualcosa di irriducibile nella lapidazione, una poesia del non-contatto tra giustiziere e giustiziato; la purezza fu così mantenuta anche se le tue gengive piorreiche ti consolidavano l’aspetto di feto triste.

CHI MUORE AMA TACERE (6)

Ci fu qualcosa di culminante nella rilettura a posteriori della tua improvvisa appetenza sessuale applicata con la stessa noblesse oubliée del messale asburgico ereditato da una famiglia che continuava a sbadigliare di diaspore sempre troppo tardive, evidentemente. Fu una sborra di calcina: non a caso mi trovai rinverginata da maioliche …

CHI MUORE AMA TACERE (5)

Ci fu qualcosa di abbagliante nella dispersione semitica della volontà. Mi impegnavo a comporre una granita fresca usando briciole di pane, ma tutto mi risultava un ossimoro, poiché i miei agrumi e le zagare danzanti si erano tradotti in manierismo per tutti i tuoi futuri dessert. Migravo anch’io, a mio …