TRE VASETTI

Lidia faceva la rivoluzione con tre vasetti di yogurt. Col naso sporco di farina, nel forno s’alzavano le pagine di un libro, lievitavano le parole. Se era stagione di more, riempiva pentole di virgole, gli esclamativi ribollivano tra le fila di un corteo e una parabola messa bene. Con passi …

l’appartamento vuoto

Dalla porta usciva l’odore, saliva una rampa e ne scendeva un’altra, contava un gradino al dritto e uno al rovescio, s’avventurava impavido fin nell’androne. Dalla porta usciva l’apatia del buio. Dentro, nella penombra, danzavano le scope, s’inaridiva il pavimento, spuntavano more di gelso dalle persiane chiuse, ma non ci s’azzardava …

S.T.

senzatitolo, il titolo, ma non s’intitola senza titolo, titolo s’intitola, ché senza priva, toglie, sottrae. Titolo, invece, certo del fatto suo, s’immaginava camminare per via assolata, al riparo dalle mura riarse della città vecchia, con le angurie spaccate di zucchero e i vitigni bassi che per dissetarsi allungavano i raspi …

CRONACHE DI UN CONTAGIO

Nell’emisfero australe, in uno sperduto cimitero nella provincia di Misiones, correva il mese di giugno e ben presto si sarebbe inasprita la stagione. Per la colonia era tempo di provviste, per tema dell’arrivo dei rigori dell’inverno. Quando la sorella anziana della nostra regina impartiva ordini, non ci s’azzardava a contraddirla, …

En plan aria

a D.T. «Fra’, se fermamio a qua? Che te pare, Tossi’?» dico io, l’occhio scoppato e la musica che ancora me rintrona nelle recchie. C’è che la sabbia è fina fina e bianca bianca, candeggiata come ’a camicia della prima communione, pare borotalco. C’è che veniamio da notte brava, appalla, …

ALBERGATI ADELMO

Capitava che con i mutamenti climatici, schivo dai condizionatori e dai condizionamenti della società moderna, nella narice sinistra di Adelmo Albergati si fosse stanziata l’Amazzonia e nella destra l’Antartide. Albergati si chiedeva come mai quando si soffiasse il naso al posto di filamenti di muco s’intrecciassero liane e fiori coloratissimi. …

OCCHIO DI PERNICE

Mi stropiccio gli occhi per scacciare l’umor vitreo del mattino. Non è sangue quello che vedo, sono zampe. Dall’occhio sinistro, difatti, subito s’alza in volo. È una pernice rossa, la riconosco dal caratteristico piumaggio e dal richiamo rauco, gutturale, un verso che raspa le orecchie, le ferisce quasi. S’allontana veloce, …

VITILIGINE

Noooo, non esiste sporco impossibile, dice Romani davanti allo specchio, l’acqua che scorre nella vasca da bagno. Chiazze depigmentate gli ricamano un planisfero su braccia, gambe e torace. Nomina un posto e io ci sono stato, chiede alla sua immagine riflessa. Fairbanks, Alaska, azzarda il braccio sinistro. Ci sono stato, …

CONTRO IL LOGORIO DELLA VITA MODERNA

È l’ora di punta quando Lucianella, pensione prenotata e bagagli pronti per la stagione estiva, butta un occhio ai piedi con l’idea di rinfrescar vernice. Brutti sono brutti, non c’è che dire. Valgo, l’alluce sinistro s’appoggia malamente al destro e sbecca come un plateatico dehors. Difatti, tra i clacson, le …

SMAGLIATURE

Mi si smaglia il cervello alla vista di gambe e braccia mie, ma non demordo. Penso a come, con l’uncinetto, ho recuperato la vestina di Elide, le braghe di Diodato, il centrotavola di Assunta. Per questo tiro fuori dall’armadio i ferri del mestiere, ago, filo e ditale, e di buona …