L’INVERNO D’ESTATE

Se non fosse per l’inverno che ti porti dentro, potresti respirare l’estate, assiepata d’ocra di stoppie, ferita di papaveri, rugginosa di terra dissodata, limpida come acqua di fonte, gorgogliante di ciottoli dilavati, le orecchie invase dal ronzare d’api, vespe e calabroni, annuvolata di moschini, a notte vellutata di falena, opaca …

DRITTO E ROVESCIO

una al dritto una al rovescio, una al dritto una al rovescio, una al dritto una al rovescio, accavalli e cali, e dritto e rovescio, dritto e rovescio, cinquantuno, cinquantadue, cinquantatré e accavalli, tintinnano i ferri, e cali, una al dritto, due al rovescio, era dritto no era rovescio, guasti …

RETROGUSTO

Pasteggiate, dice. Con lentezza, dice ancora. Cosa fai, Limetrio, vai di fretta? Meditate sulla lingua, intorno, lasciate scivolare l’ambrosia, liberate le pupille gustative, sentite la cornea che si inonda, non apprezzate il gusto rotondo di carbone e carrube? L’aroma è un’infiorescenze sul cristallino, negli occhi non sboccia ancora il gusto …

M’ALBERGA

Sollievo m’alberga in petto e s’allarga e brama e s’aggrappa e stringe e s’infoca di verbi, raggelato di participio passato. Quando si torna al presente, un gerundio si perde per strada. Andando per campi e strade secondarie, l’avvisto mezzo congelato, più morto che vivo, e ancora ridonda.

VISTA

Nel soffio ritrovo lo sfogo, l’eritema che mi corrode dentro a corredo di me e dei refusi che dissemino. Crescono germogli di parole, sbocciano congiunzioni sfocate dalla congiuntivite che m’acceca. E quando tutto s’appanna, è allora che comincio a vedere.

I VERMI VANNO VERSO IL BIANCO

I vermi vanno verso il bianco, dice Gisella, la testa alzata, le dite torpide che indicano in alto, nel mezzo, appresso al neon. Infiltrazioni, dico io, spingendo via il carrello. Nel vapore della portata, Gisella non indica l’angolo destro crepato e nemmeno il sinistro, vicino alla finestra, inverdito di muffe …

APOSTROFO

Apostrofo l’aria leggera, respiro, e di virgolette m’assiepo, apici doppi agli estremi di un punto, luogo geometrico del forse e dell’assai che si sgretola in virgola. Hai spento il gas?, chiedi, rugginoso di punteggiatura. Meno di un’ora e tutto esplode, un vento di avverbi e di possibilità riempie l’aia, di …

TRAVERSATA

Passo dopo passo, l’erba s’incrina e crepita, brinata d’inverno. Dilavati di torrente, sporcati appena, cerchi in fondo alle tasche i sassi che stringi tra le dita, ne assapori il calore, la cenere solo un ricordo di casa e legna che arde. Conservano ancora un teporino di branda, di ruvido e …

TASSIDERMIA

Brulla, la campagna s’infoca d’estate. Friniscono gli occhi e di piombo s’accalorano i reni, soffiati via dal peso della giberna. Pregusti la vista degli impagliati. S’accalcano nell’angolo cupo la beccaccia di mare, il gufo reale, la volpe, il cervo, lo sguardo fisso, il davanti che si fa retro, l’indietreggiare di …