da I GIORNI QUANTI (148)

La città. Ma tu chi sei? chiede, paffutella e sotto la pioggia della piazza domenicale. Insiste, al telefonino, a chiedere, ma tu chi sei?, per lei, per l’amica che accanto l’ascolta trepidando, ma tu chi sei? Un pizzicotto, dall’altra parte, che la fa scartare e sorridere, ma tu chi sei? …

da I GIORNI QUANTI (147)

Un’eventualità leggera come la scomparsa  dei posacenere o dei cucchiai del caffè da un ristorante dove oltretutto abbiamo pagato conti esagerati (da dove le mie figlie sono uscite a testa bassa). Il furto, come si vuole chiamare un momentaneo prestito, mi ha probabilmente messo nella condizione della discolpa. Per discolparmi …

da I GIORNI QUANTI (146)

Ma, come dicevo, potrebbe essere soltanto un’associazione. Infatti, un’altra ipotesi che sono costretto a contemplare quando cerco di spiegarmi perché non riesco più a liberarmi da questa specie di vizio – confermato nella sua realtà patologica, dalla sofferenza che mi procurano sabato e domenica, giorni in cui non vado in …

da I GIORNI QUANTI (145)

Da un po’ di tempo ho preso una strana abitudine. Ogni mattina, in ufficio, alle 12 in punto, apro il cassetto della mia scrivania dove, sottochiave, tengo il binocolo e lo punto nell’angolo alto della finestra. Tra le cime di un cipresso e di un sambuco, gli ultimi piani di …

da I GIORNI QUANTI (144)

“… o con la manica, era costretto a pulire dal tavolo le caccole dei topi, chiedendosi, tranquillamente, perché mai ai topi di campagna piacesse tanto la cera e la paraffina. Perforavano la paraffina che ricopriva le conserve, rosicchiavano le candeline per la torta di compleanno fino allo stoppino. Un gatto …

da I GIORNI QUANTI (143)

In città. Uno come me è difficile che si chiami Pasquale Intravaja. Che abiti in via Prospero Crocetta. Che è una stradina a due nomi. A un certo punto prende a chiamarsi via Francesco Marà Maggio. Tra la via Lancia di Brolo e un nuvolo di altre stradine. Un’isola che …

da I GIORNI QUANTI (142)

Non è esattamente così che sta la questione – rispondo alla condomina che sale con me in ascensore – con sacchetti di plastica e una voglia di parlare. Non è perché è la custode che non bisognerebbe fare certe cose. Cioè, chiedo. Ah, non lo sa, hanno buttato olio fritto …

da I GIORNI QUANTI (141)

I dolci pasquali. Le dolci storie albanesi. Una giovane albanese in pigiama rosasmorto, scarpe da ginnastica marrone-neve. Una testa che sfiora la perpendicolare dell’occhio: è grigia, è benfatta. È ancora una testa cui si può chiedere qualcosa. How are you? Perché i neonati piangono così forte nelle nostre orecchie. Cosa solletica …

da I GIORNI QUANTI (140)

Qui, in città, quello che cambia, sembra siano le generazioni. Ma non ci sono fatti generazionali che lo dimostrano. I capelli verdi di mia figlia, stasera, mi ricordano la vecchia sottana rosavivo di mia suocera. Al Capitano, che si fa trovare coricato nella mia stanza da letto, sul mio letto, …

da I GIORNI QUANTI (139)

Scambio lo zucchero per sale. Non è che non riconosca la differenza. È che quando devo metterci il sale, nella frittata, ci metto lo zucchero e questo mi sembra normale, poi. Mi gusta la sorpresa. Non sarà con meccanismi del genere che preparano la frittola? Si metterà la sottana, mia moglie, …