il ritorno rosicchia la padella

il ritorno rosicchia la padella dopo averla sbucciata per me, che per la felicità mi rosicchio la gamba e le insegno il vangelo (alla: gamba). nel dubbio, deduco dai ritmi di punta del piede che è domenica. la punta del piede decide se la cintura fiorirà e come si comporterà …

dopo il sopralluogo al cuscino

dopo il sopralluogo al cuscino, è stata chiara la confusione degli orizzonti che colpivano il cuscino di cui avevano benedetto le curve che sconfinavano e facevano a trito con il comodino, che tu esibivi come sonaglio. congediamoci (gli ormeggi sgonfiati profumano di permesso) dalla confusione (degli orizz.) e ce ne …

SE LA LINEA, QUANDO VUOLE FERIRE

se la linea, quando vuole ferire, somiglia a un labbro (1/di due), scegliendo la misura più bianca. come anche il leone, architettando un ingresso al suo ponte scorticato riparato solo dall’eleganza delle voci – e, ma non è provato, dall’estendersi dei gomiti delle gomme. sono dieci enni (che fanno un …

IL CONDUCENTE DEL POLLICE

il conducente del pollice sa bene quanto è fortunato un sognatore, ogni tanto. dal quadrante del muso osserva l’assemblarsi delle scanalature del relitto della sua prosa che contraddice il relitto intorpidito. è un tessitore di sorsi che raccatta nel suo grembiule abissale. la folla gli ha bruciato la scacchiera per …

STO ANCORA ANCORANDO LA LAVANDA

sto ancora ancorando la lavanda alla letteratura, e perciò si fa (la lavanda) crepuscolare. mi lacero il mio grembiule di tonno contro l’uscita della letteratura, e so che non si (la letteratura) diffonderà più. è la letteratura che, come una sceneggiatura, divide una direzione dall’altra – per rubarle più facilmente, …

IL PORTAVIA

il portavia mi inzuppa di un rantolo furioso e insulta il mio recinto. il mio recinto mi fa ricordare a lei che non posso superare dal recinto. senza recinto si impara un ascoltare – un ascoltare è un recinto in sala da pranzo (più signore ammesse annesse) (la cui densità …

improvvisamente, un anno nella fessura

improvvisamente, un anno nella fessura – attraversato come il cortile di un legname. presto, presto con la timidezza, nel sudore scriviamo di poesie la nuca del collo – unendo i lati del tramonto in un unico vortice. beatamente si sbuccia la distanza e l’asfalto diventa luce – affetta dagli edifici …

non agitarti per giocherellarmi

non agitarti per giocherellarmi, cassafortebomba sotto i miei stomaci, non avvolgerti intorno alle mie passività per incantarmi con la violenza della spazialità. ti venezianizzo e questo mi intossica l’udito – ascolta come scolorisce familiarmente, prima brillavo come un coniglio incuneato nel labirinto di lei a soffocarla. limite tanto ingenuo quanto …

esiste un ingranaggio linguistico

esiste un ingranaggio linguistico, tra le piccole verruche, dove si respira ancora il greco secco e lo si può scambiare col metallo di esso. fa riflettere sull’udito, come il prodigio di un alibi, perché si costruiscono gli anni come si costruiscono le decorazioni. dalla tua famiglia gocciola un vetro vecchio …

non a disagio nell’illusione

non a disagio nell’allusione, il bosco lenisce la pelle e il corpo inospitale come un sorriso da più addii di una torma. momento di sentire la chiave nell’acqua affettuosa – si calcola ci vogliano chilometri e chilometri linguistici per coagulare il mondo, sabbie e sabbie e sabbie di sassolini liberi …