DOVE FUGGI FUGGI TU

dove fuggi fuggi tu svanisce anche il saluto come un epigramma in mezzo al pascolo, un puzzle erboso ondulato. la tua spuma è ancora nello stesso vaso, meravigliato che ci vengono le stelle morire. la fontana in riva al fiume trabocca di serpenti (trabocca, come un microscopio) e, per precauzione, …

né niente di più snello

né niente di più snello della farina di quindicesimo grado; dopo qualche calice di contrasto inviamo lunghi mormorii ai calabroni; che si fanno campagna a vicenda lungo i bordi e la grammatica della strada; senza dare lunga importanza né a pascoli né a incidenti; solo al numero ipercivico; debolmente, dal …

leggermente un rigonfiamento del nulla

leggermente un rigonfiamento del nulla, solo il mondo accartocciato si apre e la sua geometria esterna è (serena). lungo i bordi degli anni stradali, anche se non sono incisi, lampioni per libri (spenti illuminati) sono dislocati nella pupilla e aspettano poeti vuoti (tra punto e cuneiforme aspettano la scadenza dell’alfabeto). …

NEGLI ZUCCHERI DELLE MIE PAGINE

negli zuccheri delle mie pagine era stato disperatamente imballato un messaggio, da prima dell’esaurimento della lira: è ormai l’atrio, un sito di vimini angolare allo stesso modo della lira, con l’unico spioncino (invece di cento) di una bellezza brutale come un uovo del paradiso per signora. la poesia, pugnalata come …

catturato valéry nella chiatta al largo

catturato valéry nella chiatta al largo, grazie al suo ritmo invernale nel trambusto dei traghetti nascosti. le sostanze psichiche setacciate nel caratteristico schermo della pelle di valéry iniziano una stanca discesa per posarsi a proteggere l’intestino, antenato delle vocali. nell’agitazione del diluvio ancorato anche i bunker si incontrano con le …

ALLA TERZA LUCE DEL SOLE

alla terza luce del sole, nel lungo portafoglio dagli strati stretti (corde personali, ispessite), un pilota riecheggia dai suoi stessi occhi. il suo abbraccio asciuga l’argine del fiume in polvere. gli avevo affidato un piccione vuoto (come verdure mezze vuote), che avevo costruito io, per dispensarlo dai dolori della crittografie, …

IL MIO FURTO DI MATEMATICA

il mio furto di matematica in ginnasio, di cui dimentico la notte esatta, mi ha provocato qualcosa nel cervello. ero ancora nel grembo di partenza di mia madre, ne è testimone un dentista che scaricava pesci rossi dai suoi baffi. mi fissavo l’unico polso che potevo vedere dalla mia posizione …

GLI ANGOLI ACUTI TOCCANO SEMPRE L’ALBA

gli angoli acuti toccano sempre l’alba, la quale ne conosce le profondità le quali vagano negli angoli, i quali contengono larghi strati dell’alba i quali crescono nei tuoi occhi. la quale serve a riempire la prima oscurità che appartiene al cervello, la maestà del nulla il quale abbraccia la testa …

LA FASE DELL’ANNO

la fase dell’anno che mi impennava sopra la testa sottolineava ancora come le scritture, soprattutto se a mano, pensano (come maniglie). (per via della digitazione dei fori di giunzione). le scritture hanno dato ai volti gli orari e la comodità di vedere, ma non il percorso verso un vedere. (se …

IL GUANTO, NON VISTO

il guanto, non visto, corrode la connessione già morente. non più film per corrispondenza. la spina dorsale un corridoio per fango e senape da pugnalare. dopo la sete, sui davanzali di lei fioriscono sorsi e camicette argentate e dita dei piedi e grammatica come su un fondale marino. io a …