(L’OCCHIAIA. 54).

Mani di ragazza crepitano sul mio petto grigio quanto dozzine di zolfanelli accesi nello stesso istante…

(L’OCCHIAIA. 53).

Nelle ore in cui alle finestre mancano le nuvole due navi quasi gemelle beccheggianti in quella strana zona dove di solito cielo e mare amano confondersi fanno vacillare ogni mia certezza da stanziale…

(L’OCCHIAIA. 52).

Più che il malioso scampanio della gonnellina plissettata sopra le ginocchia ossute, più che l’istrionico colletto a tratti indovinato tutt’attorno al collo cignuto, ad inchiodarmi ogni giorno per ore e ore davanti alla parete dove di solito sorprendo l’ombra a curiosare indisturbata fra le mie cose sono quei due occhiuti …

(L’OCCHIAIA. 51).

  C’è disordine nei miei occhi O sono i miei occhi a creare disordine? OVVERO cosa c’è in un VALZER che non è in un JAZZ?

SULLE RIVE DEL TONTO (25)

Mi alzo dalla sedia, afferro al volo il boccale, mando giù duetre sorsate di rossa e mi precipito alla finestra: giù in strada, silenziosissimi, degli sconosciuti in gessato seguono passo passo un grossa valigia stretta tra due lasche croci di spago che incespica scivola sbanda sui traballanti balatoni panormiti… “Ma …

(L’OCCHIAIA. 50).

Sprofondo fino ai malleoli nella polvere biancastra, e tuttavia, precedendo il crepuscolo incombente, mantengo un passo spedito sul sentiero, uno fra i pochi, se non mi sbaglio, ad allontanarsi col cuorcontento da questo paese. E contemporaneamente, dall’alto di un campanile, Qualcuno, urlandolo a più non posso, ripete, di continuo, proprio …

(L’OCCHIAIA. 49)

uova barzotte carciofi marinati in olio succo di limone pepe sale due tre profumatissimi becchi d’aglio peti che vengon fuori rotondi rotondi echi verdi di ritorno da ogni angolo della stanza puzze e struzzi che sbandano su pavimenti marzolini sollevando piume lanicci e lamentele intestine

(L’OCCHIAIA. 48.”Bipedi 3”)

come un grattar di topo mi strappa dalla lettura una figura scimmiesca traspare confusa alle maiuscole sabbiatevi dal vetro della bussola d’istinto accolgo nella mia questa mano priva di polso molliccia di un sudaticcio malsano infido e certo costui nel propormi alcuni rinsecchiti rametti d’origano che senza mezzi termini rifiuto …

(L’OCCHIAIA. 47.”Bipedi 2”)

Infila la mano ispessita dai calli in un varco tra i bottoni traballanti del giaccone rosso fiaba e, conscio di tenermi sulle spine, la lascia brancolare per un bel po’ nei pressi di una tasca interna prima che tiri fuori il portatessera di plastica rosa di un rosa sboccato, ostile, …

(L’OCCHIAIA. 46.”Bipedi”)

Farfuglia un saluto in una lingua che non intendo mentre allunga verso la mia una mano che sembra appartenere al braccio di una delle figure pasticciate lungo il suo e brandisce nell’altra, stretto tra pollice, indice e medio, il mozzicone della sigaretta soffocata contro il muro poco prima di entrare.- …