(L’OCCHIAIA. 57.”Bipedi 4”)

In equilibrio precario su un tip-tap azzardato fra le ostiche sedimentazioni del quotidiano l’uomo avanza, lentamente:- la pelle incartapecorita del suo viso fa a pugni col rosso turgido di una rosa tenuta stretta stretta al petto palpitante e di continuo offerta a qualcuno che immancabilmente lo scansa…

(L’OCCHIAIA. 56).

Entro ed esco dal solco ora netto e profondo ora appena accennato di una ruga che di punto in bianco frastagliandosi mi smarrisce sulla larga nuca abbronzata dell’anziano giusto quando costui, contate delle monetine sul palmo della mano le sparpaglia facendole tintinnare sul ripiano del banco, saluta e, a piccoli …

(L’OCCHIAIA. 55).

Ai quattro angoli di ogni stanza mucchietti di sale bianco o rosa cedono malvolentieri ad astuti venti venuti apposta da lontano sentori d’alga. Poche le finestre ma tutte quante avide d’azzurro. E nei bui e silenziosi corridoi rotaie, rotaie che, divergendo o convergendo senza mai ingarbugliarsi, sfrecciano verso corridoi di …

(L’OCCHIAIA. 54).

Mani di ragazza crepitano sul mio petto grigio quanto dozzine di zolfanelli accesi nello stesso istante…

(L’OCCHIAIA. 53).

Nelle ore in cui alle finestre mancano le nuvole due navi quasi gemelle beccheggianti in quella strana zona dove di solito cielo e mare amano confondersi fanno vacillare ogni mia certezza da stanziale…

(L’OCCHIAIA. 52).

Più che il malioso scampanio della gonnellina plissettata sopra le ginocchia ossute, più che l’istrionico colletto a tratti indovinato tutt’attorno al collo cignuto, ad inchiodarmi ogni giorno per ore e ore davanti alla parete dove di solito sorprendo l’ombra a curiosare indisturbata fra le mie cose sono quei due occhiuti …

(L’OCCHIAIA. 51).

  C’è disordine nei miei occhi O sono i miei occhi a creare disordine? OVVERO cosa c’è in un VALZER che non è in un JAZZ?

SULLE RIVE DEL TONTO (25)

Mi alzo dalla sedia, afferro al volo il boccale, mando giù duetre sorsate di rossa e mi precipito alla finestra: giù in strada, silenziosissimi, degli sconosciuti in gessato seguono passo passo un grossa valigia stretta tra due lasche croci di spago che incespica scivola sbanda sui traballanti balatoni panormiti… “Ma …

(L’OCCHIAIA. 50).

Sprofondo fino ai malleoli nella polvere biancastra, e tuttavia, precedendo il crepuscolo incombente, mantengo un passo spedito sul sentiero, uno fra i pochi, se non mi sbaglio, ad allontanarsi col cuorcontento da questo paese. E contemporaneamente, dall’alto di un campanile, Qualcuno, urlandolo a più non posso, ripete, di continuo, proprio …

(L’OCCHIAIA. 49)

uova barzotte carciofi marinati in olio succo di limone pepe sale due tre profumatissimi becchi d’aglio peti che vengon fuori rotondi rotondi echi verdi di ritorno da ogni angolo della stanza puzze e struzzi che sbandano su pavimenti marzolini sollevando piume lanicci e lamentele intestine