TERZA REGOLA DEL SUMO

Uno alla disperata ricerca di ricordi, ne spiegava il motivo davanti a un boccale di birra. Sosteneva che, per chissà quale ragione sconosciuta, di ogni cosa vissuta fino a quel momento gli restava quasi nulla: fotogrammi impressi qua e là nella corteccia cerebrale e nient’altro. Niente, cioè, che potesse essere seriamente catalogato o che somigliasse alla normale memoria di vita di ognuno. Il processo, per quanto insolito, era anche piuttosto semplice. Una volta vissuta l’esperienza, questa lasciava solo una minima traccia, o addirittura nulla, mentre il grosso veniva conferito fuori dal cervello sottoforma di umore liquido. Di sudore e saliva perlopiù. La differenza coi meccanismi degenerativi, infatti, consisteva proprio in questo: lui vedeva i ricordi trasudare fuori di sé fisicamente. Raccontò di certi episodi sconcertanti. In un unico sputo, un giorno, vide scivolare via i ricordi di sei mesi di scuola elementare; provò a raccogliere il grumo di saliva e a ricacciarselo in bocca, tentando di recuperare, ma niente. Niente, disse. Poi, di gocce di sudore in cui vide scomparire il matrimonio, come mettere la quinta, come aggiustare una zanzariera o fare opere di piccolo bricolage.

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