TRILOGIA DEL MUTAMENTO (parte seconda)

Nel momento in cui tutte le immagini diventano una, ecco spuntare per lui la città di Perugia. Anzi no, è Salisburgo. O è tra Ossola e Formazza. Un viale bellissimo, il sole che cala, sette donne tutte diverse: una ha un solo occhio, una ha un naso sul collo, una ha grande soddisfazione, una, però, ride senza motivo. Alla destra, un punto colorato ospita un buco nero, a sinistra, cento milioni di masse solari. Vorremmo sempre spiegare, sempre capire, sempre scoprire cosa c’è dietro, o di lato alle cose: lui non è un’eccezione. Non ha mai letto Hegel, non ha mai letto Kant. Lo dice in continuazione dichiarando una colpa. In compenso ha tre case che crescono come fossero vive. Le imbocca, le nutre, dà loro da bere: migliaia di mattoni si alzano giornalmente verso l’alto: una a Perugia, una a Salisburgo, una tra Ossola e Formazza. Quella che ride si è fatta improvvisamente seria: viene in punta di piedi, lo scuote, cerca di svegliarlo. Lui vorrebbe spiegare, capire, scoprire cosa c’è dietro le cose. Cosa vuol dire accarezzare, baciare, passare la mano su qualcosa. Strofinare. O sfiorare.

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