Ed eccoci arrivati a Kimiyoshi Muta, orecchio conchiglia spenta. L’uomo che viene da Gifu, il numero 28: l’uomo dalle tre vite. In una, spiega la guida, è stato una formica rossa che sale in verticale nel Forte di Douaumont, febbraio 1916, durante la battaglia di Verdun, sul bavero di un soldato che in quel momento si sta grattando il capo. In una, è stato la sua stessa madre e madre di sé stesso: lui si è partorito, lui si è cresciuto, lui si è pianto il giorno della dipartita. Nell’altra porta in tasca gusci di cozze vuote e carapaci marini, barcaiolo di Levante, addetto alla zavorra sull’Enrico Toti. Ci rassicura che non c’è alcuna realtà parallela, niente illusioni dice, mentre affonda la mano in un muro di cemento armato. Che non c’è alcun mistero in un cielo pieno di stelle. Che lei stessa non ha una seconda, né una terza vita. Mentre quelle ci seguono a distanza ravvicinata: una ringhiando, una guidando pecore al pascolo tra i Nebrodi e le Madonie.
ALTOPIANO TRATTATO, foto di Gaetano testa


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