INTANTO PICCHIAMI NEGLI ANGOLI

Con una frenata brusca che quasi cado, spagnola, bel décolleté e occhi color ghiaccio. Così comincia la giornata. L’altra sera tra polveri disciolte, la strada verso il lago sembrava più impervia del solito. Mi sono distratto subito, colpito dal verde petrolio del vestito, e il mio contributo è rimasto appeso al filo delle intenzioni fuorvianti, che poco si addicono a una gita domenicale. Dopo l’ottobrata c’è la novembrata, bisogna approfittarne. Al giro di boa, ho sentito gli occhi di tutte addosso. Alcuni sorrisi erano un po’ distratti. Tanti, nel complesso. Al centro della stanza, ci colpiscono i modi spennacchiati di una testa con molto spazio dentro. Esci e pubblica a caratteri cubitali la tua immobilità, così che gli storici potranno denunciarla a tempo debito, senza ricorrere ad altre audizioni che, di base, non hanno valore. Sapendolo, ci si sarebbe potuti organizzare meglio. Resta il boccone amaro dei tempi andati, vediamo cosa dice il dentista. Se ci vedremo ancora sarà in abiti borghesi e ci limiteremo a un saluto di circostanza. Questo è quello che offre il convento, direbbe lo scienziato pugliese con le lenti scheggiate. Tu intanto picchiami negli angoli, che mi piace di più.

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