Quando è notte i loro occhi illuminano la strada verso il fiume.
Sulla sponda del fiume una donna fa danzare le api su un’asse di legno, è un lavoro minuzioso che richiede grande abilità. In un momento di voce sola ti ho detto che sei grido, gola, angoscia che fiorisce in una notte.
Tu senti la pelle fin dentro i gomiti. Questa tua scintilla mi commuove e non si placa./ Avrebbe voluto sentirle le parole che da lontano vedeva agitarsi sulle sue labbra. L’occhio, forse per la forza dell’abitudine, non suggeriva speculazioni attendibili. Ma lei, non per questo, si arrese /
Dice che non esistono messaggi nascosti solo segreti e il simbolico può venire in aiuto. Il simbolico è un termine di paragone, una relazione immaginaria con il mondo. Dov’è finito il verde intorno?
Le rane del fiume le ha mangiate il cane. Il cane ora è fermo, legato stretto a una catena./ L’uomo accanto a lei respirò profondamente, voleva rappresentare così il mondo offeso di cui diceva d’essere il custode? Non appena il cane smise di abbaiare si addormentò sognando di sfiorarle la zona meno esposta alla luce, la zona nascosta tra le gambe, poi immediatamente se ne pentì e il sonno finì per renderlo mansueto /
