Cuntava

 

iò e me’ cugnatu Lillu nta stati

appress’u manziornu

nni ssittaumu ‘e lati

d’a cresia ‘i Santu Nofriu,

thra u paccu e u Bastiuni

friscura circannu

 

ie parraumu, scansannu

u cauddu, ie spittaumu

a solita cumparsa

‘i don Nofriu Cannilla  chi ncchianava

 

ie ‘rruava pi cuntarinnilla

‘a vita d’i temp’i guerra

(puru ‘i me’ pathri cuntava),

e d’a spirtizza nta sta terra

 

– si ssittava ie ci brillaunu

puru l’occhi,

nto menthri cu scutaumu –

 

nt’a ddhu menthri nni rrifriscava

l’aria chi scinnìa d’i Rocchi

 

 

___

io e mio cognato Lillo in estate / nel dopomezzogiorno / sedevamo su un lato / della chiesa di Sant’Onofrio / tra il palco ed il Bastione / cercando refrigerio – // e parlavamo, scansando / il caldo, ed aspettavamo / la solita apparizione / di don Onofrio Candela/ che saliva // ed arrivava per raccontarcela / la vita del tempo di guerra / (anche di mio padre raccontava),/  e della maestrìa di cavarsela al mondo / / – sedeva e gli si illuminavano / anche gli occhi, / mentre lo ascoltavamo – // nel frattempo a refrigerio / la brezza discendeva dalle Rocche

 

da SARMURA

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