Rispetto al Tatto
a – psicologica
b – sentimentale
è in bianco e nero (a)
c – locale
è in bianco e nero (b)
Perché ‘psicologica’? E non piuttosto ‘fisica’ o ‘positiva’ è
‘neutra’? Perché? Figlia, perché?
Il tatto, oh!
In questo segmento dello schema, dove tutto è premessa, il
più erotizzato, non potremo contentarci della sola freddolosa
presenza del dubbio.
Ci siamo mossi, finora con la velocità della distrazione
comune, che è il massimo della densità della ragione corrente
che siamo riusciti ad acchiappare. Ma qui la forma della
parola, tutta immersa nel proprio wiskj costitutivo, non
ammette alcuna immediatezza, rigetta ogni mediazione.
Se noi diciamo che la forma della prola rispetto al tatto è la
forma del tatto
e se diciamo che la forma della parola rispetto alla ‘mente’ è la
forma della ‘mente’
Ciò che veramente risalta non è tanto l’isomorfismo tra i due
casi quanto l’intransigente inafferrabilità, sia fisica sia mentale,
del dato – o cespuglio di dati – che la parola ‘forma’ porta con
se in entrambi.
Ma se noi diciamo che la parola è la mente sappiamo subito
che si tratta del più intenso istante di coito dell’idiozia di cui
disponiamo.
sicché a) la parola non è la mente b) la forma della parola non
è la ‘forma’ c) il tatto non è la parola d) la forma del tatto non è
la forma della parola, etc.
Infine il tatto non è la ‘mente’ e la forma del tatto non è la forma
della mente.
Etc.
Eppure la forma della parola è la parola, la forma della mente
è la mente, la forma del tatto è il tatto.
Ma anche: la forma della parola è la specifica assenza della
parola, la forma della mente è la specifica Assenza della
mente, ecc…. la forma della contraddizione è il luogo in cui e
per cui la contraddizione non c’è più e….
Ora: senza alcuna vera preoccupazione di totalizzare gli
assiomi che precedono, ricomponiamo gli intenti del ns
autogratificante schema così: la forma della parola rispetto al
tatto, nel suo momento psicologico, si costituisce come
ininterrotta ricapitolazione visiva, qui tutto è corpo
dinamicamente passivo, solipsismo irrefrenabile. Meccanismi,
strumenti, intenzioni anche caotiche, non vi hanno alcuna
percettibile influenza. La sua ‘velocità’ processuale precede
sempre ogni soglia zero.
Questo oroscopale argomentare si conferma ulteriormente
così: Non avremmo proprio messo mano allo schema presente
se avessimo in qualsiasi modo percepito la presenza in esso di
tale carattere ‘oroscopale’ ma è proprio questo che
attornoa noi determina la ‘forma’ dello schema qui ancora in
atto.
Quali vie collegano 1) i forni nazisti 2) l’uomo in rivolta 3) il
giovane anche Walden 4) la norma – a questa specifica forma
della parola?
Forse la Tolleranza? Forse il Gioco?
Controlla un po anche tu. Ciao.
D’accordo. Ciao.
“la storia del futuro non è mai stata scritta, cosa che, ritengo, liquida
ogni pretesa della storia di passare per scienza. CKornbluth
b – sentimentale
Sentimentalmente, il tatto.
Perché non dovresti lasciarmi correre così, con queste
smorfie, così scomposto, a mezzogiorno, in piazza politeama,
senza pantaloni e anche senza mutande.
E, mentre nessuno ci sente aggiungerei: Beata insistenza della
domanda. Insieme, per mia esclusiva ipotesi, il metropolitano
del ’77 e io, miriamo contro ciò che è, così, beato, beato in
questa forma non propriamente offensiva o squallida o media.
Ma b e a t o. Che non è, in alcun modo, una colpa, specie qui.
‘sentimentale’ parrebbe, perciò: l’Esserci di qualche Risposta.
In questo caso parrebbe dunque che la forma della parola
rispetto al tatto debba, diciamo, ‘incollarsi’ all’azione
congetturante che abbia marcato segno separatore.
Diciamo allora che qui si instaura solidarietà tra forma della
parola e movimento-situazione fisica. Nel senso che la ‘forma’
scompare assorbita dalla situazione e viceversa. E con ciò
parrebbero confermate le tante biblioteche, non soltanto
cliniche, esistenti, sulla centralissima valenza del tatto in ciò
che comunque concorre alla costituzione di ciò che noi
chiamiamo ora ‘parola’ ora ‘comunicazione’ ora segno ora
‘significato’.
La forma della parola rispetto al tatto, nel suo momento
sentimentale, ammette soltanto confusione.
E, visto che la qualità del suo tessuto è separativa, ciò sembra
abbastanza sia naturale sia meccanicamente logico – cioè
teogonico
Tali assunti promuovono, tra gli altri, le seguenti ricapitolazioni:
1- Che la filosofia, e sopratutto la matematica, non possono
che essere esercitazione erotico-sessuale.
E che l’eros e il sesso sono possibili soltanto se la chiave della
misura di una precisa durata li apre.
2 – Che la filosofia, la matematica, l’eros e il sesso, non
possono essere in alcun modo teogonici, tattili.
Si tratta cioè di ‘discipline’ astrattive, anatomicamente né
metaforiche, nè metonimiche.
3 – Traducendo in termini ‘psicostorici’ l’1) e il 2) si può dire che
soltanto la rivoluzione può bloccare ed eliminare ciò che è
rivoluzionario e che il concetto (e il fatto) di ‘regressione’ è
grossolana metafora di incomprese modalità del concetto –
storico e biologico – di ‘crescenza’.
4- Che la forma della parola rispetto al tatto, nel suo convulso
terreno sentimentale, determina l’imperativo statistico della
medietà – sia nei processi fisici sia nell’interiorità. Ad essa può
farsi risalire l’opera dell’Esclusione (elemento necessariamente
costitutivo di ogni Confusione).
5- Che i pensieri che tale forma della parola introduce nei miei
sentimenti, e i sentimenti che introduce nei miei pensieri,
ottengono di degradare gli stessi sentimenti e pensieri verso
forme non linguistiche, verso ‘oggetti’ di altra natura, con altra
energia altro scopo o altra assenza di scopo.
Ed è qui, in questo preciso punto e luogo, che emerge il
ricordo della memoria – perché, qui, in questo preciso punto e
luogo, la folla del ‘luogo comune’ si condensa nella seguente
affermazione:
Tutto ciò che è, o appare, negativo, appare – e può non essere
-sperimentale.
Il tatto sentimentale, attravrersando la forma della parola, in
modi sempre clamorosi ne esalta l’enfasi costitutiva:
l’entusiasmo che trascina la forma della parola verso la Forma
della parola.
E qui a noi tutti pare che in questo generalissimo Principio
della Ridondanza stiano annidati, gang perfettamente affiatata,
tutti quei modi del pensiero e del comportamento che,
associati alla cura specifica delle situazioni, determinano tanto
la trasformabilità delle tecniche della ‘mente’ quanto
l’intrasformabilità delle tecniche del corpo.
Infine, In questa zona non c’è posto per le interruzioni, il
riposo, il sonno profondo.
c – locale
Si dice: ‘è soltanto un’infiammazione locale’, ‘mare localmente
mosso’ ‘piena locale’, ecc… c’è l’ente locale, il boss locale, il
locco di Naro e Poi: A Palermo, nel 1963 4 una sera di
febbraio in via Catania, a Palermo, nel 1963 alle 21,30 del 43
Febbraio del 1963 al 7° piano del cosiddetto ‘palazzo dei
giornalisti’, in via Catania col numero civico 11, a Palermo,
nel mezzo di una nevicata ecc.
Che cos’è: LOCALE?
Che cosa ti fa supporre che sia un mistero risolvibile? Che sia
innegabilmente un dato? un significato? Ed è anche, lo-ca-le,
un trisillabo incredibilmente dimesso.
Se esiste, nel corpo dell’uomo, un luogo in cui la parola si
elabora come tale e in cui assume quindi quella inarrestabile
valenza fisica che ci induce (intanto) a farneticarla con tante
dimensioni, non soltanto spaziali, un luogo dunque che
contenga omologa versatilità in quanto luogo: si può trovare,
qui, un istante di tregua soltanto se si accetta l'identità tra
luogo e Tatto.
Ma, appunto, è soltanto un istante.
Poi, subito, la faccenda si complica.
La prima complicazione è questa: Che non è possibile
accettare, anche soltanto per divertimento, una ‘suite’ sulla
‘forma della parola’ se si pensa ad altro che non sia QUESTA
PAROLA che, qui, da più lati, con gesti pressocché illeggibili,
stiamo tentando di indicare – che non è la parola scritta,
parlata, immaginata – che non ha alcun supporto fisico
strumentalizzabile nel senso di qualsiasi senso che non sia il
suo proprio e che per definizione etica ed estetica non esiste.
Nella presente scienza, che è scienza in quanto:
QUI
COSì = SCIENZA
ORA
la ‘Forma della parola’ rispetto al tatto è la ‘forma del luogo’
Infine, l’elemento più inutile è proprio l’elemento ‘forma’, cioè la
parola stessa.
L’elemento centrale, il ‘luogo’, non c’è.
Noi stessi, io-qui-ora, non siamo luogo, neppure
dolorosamente (1), perché – anzitutto e dopotutto, non
vogliamo che questo luogo, la parola, ci sia. Il tatto infatti, lo
esclude, lo cancella.
Sicché, nella merda rotante scatenata da queste ultime,
diciamo così, argomentazioni, cugino mio, se non vado errato,
ci starebbero bene:
A) Heidegger e Kissinger.
16
B) La civiltà dello’ specchio infranto’ e l’embriofilo
(come dire: gli Utopisti e i Persuasori Occulti)
C) Io-stesso-no e tu-si.
(come dire: lo Stuzzicadenti e il Moccatore).
Chiusina
A chi tocca?
****
———————
(1) A.Giuliani: ‘io-qui-ora, dolorosa sospensione’.