LA MADRE PORTOGHESE

Aggiungo, inoltre, di avere visitato un luogo dove il flusso della storia universale – per quanto incredibile – a un certo punto si interrompe. Parlo del corridoio di un certo appartamento di Vicenza dove il cambio di posizione di un oggetto, la propulsione di un corpo, il dispiegarsi di un evento, rimangono sospesi nello spazio in una nicchia senza tempo. Per rendere il concetto si provi a immaginare un colpo di scalpello che non andrà mai a segno, una battaglia di Algeri in stallo perenne, una pagaia che il 30 maggio di quest’anno stava per affondare nel mar Caspio e non finirà la sua corsa. Si guardi adesso la signora proprietaria nell’atto di passare da quel luogo che ha smesso di avanzare: ripresa di profilo, il piede destro ancora sollevato. Il naso che ha smesso di colare, l’asola di un bottone della camicetta rimasto mezzo aperto, uno dei suoi capelli fermo nell’aria tra spalla e pavimento. Il signor proprietario che bussa senza avere risposta. La pentola in cucina che bolle ininterrottamente.

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