L’AGONE

Recitando una parte che io stesso gli ho assegnato – come ho potuto, e perché? – l’antagonista cerca di portarmi sul suo proprio terreno. Mi sembra naturale, e lo è infatti, e nel nome del diritto alla difesa mi mostro quasi subito disposto alla trattativa. Apro il mio cuore alla possibilità che io abbia torto e lui ragione. O che, perlomeno, forse possiamo dividere al 50%. Tutte quelle volte che rischio di precipitare in inutili discussioni cerco di ricordarmelo, a mo’ di freno inibitorio. Meglio restare a casa. Il fatto è che in simili circostanze anch’io sarei antagonista dell’altro e in base al suddetto principio avrei diritto a un identico trattamento. Ma l’altro niente, mai, non ne ho incontrato che raramente disposti alla temperanza. 

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