LUNGO IL SENTIERO DEI LIMONI

Quando Hyppa Tiintala finisce il suo caffè americano – alle 21 e 30, diciamo, accoccolata su una di quelle poltrone a fiori tipiche dell’Ostrobotnia Settentrionale – coi piedi nudi, un gonnellino e una maglietta con un grande scollo che mostra seni prosperosi – un lampo illumina a giorno la costiera amalfitana. All’Osteria da Fulvio, lungo il sentiero dei limoni, famosa per la pasta ai ricci di mare, non arriva nessuno, e un cameriere guarda sconsolato fuori dalla vetrata l’acqua che comincia a cadere. Janina Budunost, pranoterapeuta, tiene una lezione in slovacco che si riassume più o meno in queste parole: “a volte ci aggrappiamo troppo a lungo a quello che è già stato, al punto da non renderci conto di quanto questo ci stacchi da ciò che è adesso e da ciò che ci riserva il futuro”. Ma uno degli ascoltatori segue distrattamente una linea che fugge sul pavimento di marmo. E il cerchio – famosissimo – si stringe. Cosa accomuna l’uomo – inteso come essere umano – all’altro uomo? Niente. Tranne quella caparbia – famosissima – inesauribile volontà di “tenere duro”. Quell’uomo – inteso come essere umano – si sveglia all’improvviso, porta sé stesso alla finestra e, come se veramente stesse parlando con un altro, gli indica un lampo nel buio: si vede chiaramente una poltrona a fiori, un ristorante vuoto e una linea che ricorda la linea della vita della mano. Tutto racchiuso in un punto, capisci? O meglio: in un unico istante della nostra vita. Come se veramente stesse parlando con un altro. Vieni, prendi il bicchiere, dice. Tocca questo cristallo sopraffino. Tocca questa seta di Fiandra, che adesso illumina a giorno la nostra esistenza vuota.

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