ALBERGATI ADELMO

Capitava che con i mutamenti climatici, schivo dai condizionatori e dai condizionamenti della società moderna, nella narice sinistra di Adelmo Albergati si fosse stanziata l’Amazzonia e nella destra l’Antartide. Albergati si chiedeva come mai quando si soffiasse il naso al posto di filamenti di muco s’intrecciassero liane e fiori coloratissimi. A volte faceva capolino un capibara inseguito da un giaguaro. Più rara l’apparizione del tamarino Edipo, spesso inseguito dal padre, un vecchio urlante cieco di un occhio. Timido e schivo, si baloccava sul fazzoletto il giusto per poi rintanarsi nella caverna nasale a spulciare sua sorella Erminia. Nella narice destra, i pinguini giocavano a briscola con le foche. Incuranti del fastidioso crepitare, si erano accomodati su una distesa di fanatici krill, che scricchiolavano a ogni carico, asso o tre che fosse. A contare i punti ci pensava Euphausia superba, l’unica krill in grado di leggere le carte, cosa di cui si faceva gran vanto. Arrivò l’autunno e un caimano nero, nato alla fine di uno dei tanti turni alla fornace dell’Albergati, s’infilò nella narice sbagliata. Tra strilli e strepiti, diversi pinguini se la diedero a gambe e, scambiandolo per una lastra di ghiaccio, s’accasarono sul fazzoletto. Era bianco con le cifre ricamate, ma da quel giorno l’Albergati da quelli a fantasia non si separò più.

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