Una cava di tufo abbandonata da anni e Lecce in vista (ma è la dozzinale sua periferia, come del resto in tutto l’Occidente – e le persone private del diritto alla luce, all’abitare umanissimo d’affetti).
Piante avventizie nelle crepe, solchi tracciati dall’acqua piovana, nicchie casuali per uccelli migratori.
Non giungeranno mai monaci basiliani ad abitare quest’anfiteatro post-industriale, ma la scrittura sì, vi arriva e v’indugia perhé sa che la decadenza e l’abbandono hanno due facce: essa ne ama il volto anarchico, desiderante, discorde.
Præclāra vestīgia
non seguire,
va’ in traccia
di cose disfatte (Nanni Cagnone, Esito)