È il 25 maggio e quello raccoglie carte e ora esce a prendere birre e il silenzio è interrotto dai
moscerini e la birra sta finendo e un anno se ne va e la canzone è finita e quello fuma fuori e dal
cellulare time di pink floyd e quello rientra e sbatte lo sportello.
Quelli riproducono la realtà forse. Ma quelli si appiccicano questo epiteto addosso. E quindi niente.
Quello non offre sigarette. Quello è arrabbiato.
Il kebab ruota.
Passeggia in attesa.
Parla al telefono.
Parla al telefono.
Scrive. Legge. ascolta la musica.
È il crepuscolo.
Macchine che trascorrono nei loro antri di umani.
La musica è dal cellulare.
Si allena nel pomeriggio e crede. La macchina rossa prende il largo e lui non ha bicchieri di
plastica. Quello è palestrato. Quelli preferiscono Perroni, quello preferisce Heineken.
Esce altra musica. Entra quello mentre quell’altro pulisce il cofano della macchina. Parlano e quello
è vestito in tuta e maglietta. Esce un brano dei Doors. Il caldo soffia presenze. Taglia carne. Quello
non guarda chi scrive e due cani entrano e quello chiede da mangiare e paga.
C’è il tiglio. C’è la stazione. C’è la musica dei Nirvana. C’è il semaforo. L’ombra della mano che
scrive sul quaderno. La bottiglia piccola l’ha pagata a quello. C’è il suono di un’ambulanza. C’è il
suono dei pompieri. C’è la luce azzurra dei vigili del fuoco. C’è l’odore dei tigli c’è la stazione.
Passano le macchine. C’è l’odore dei tigli. C’è il tronco dell’albero del tiglio che è fermo. C’è il
rumore e c’è il suono del motore. Gli alberi sono fermi. Il cellulare suona. Marilyn Manson.
C’è una panchina.
C’è una birra. Ci sono patatine e quelli.
C’è un tiglio. Ci sono molti tigli.
Ci sono macchine che si fermano e poi ripartono perché il semaforo cambia automatico il suo
automatismo.
Ci sono quelli, ci sono quelle, che scendono dal treno e attraverso il viale.
C’è quella che dice ghiaia.
C’è quella che passeggia tra gli alberi di tiglio.
(Inedito da “la natura provvisoria della verità)
