STILE TARDOROMANTICO E IN PARTICOLARE

La famiglia che mi ha ospitato è una famiglia norvegese. Quattro padri e due madri. Si chiamano tutti Fumiko, si chiamano tutti Corbulone, hanno tutti 98 anni e sono tutti ciechi. Curano il loro orto ogni mattina, vanno a piedi al mercato, cantano motivetti composti durante l’aurora boreale. Uno di loro è così sensibile che solo sfiorandomi il viso capisce se sono tornato a casa col 32 rosso o col 44 barrato; una di loro è così sensibile che solo col suo tremolio sincronizza i neuroni di tutti quelli che le stanno accanto; uno di loro è così sensibile che appena si tocca la punta del naso azzecca i voti che ho preso a scuola. Oggi ci siamo riuniti intorno a un fuoco per indagare l’origine del linguaggio umano. Probabilmente, dice Fumiko, non è possibile vivere senza comunicare, ma l’uomo accanto disapprova: è Corbulone: dovremmo solo dimenticare, è stato solo fonte di fraintendimento universale. L’uomo saggio non ha mai imparato a parlare. In lontananza si sentono due colpi di fucile: che la vittima sia una lepre o un essere umano è uguale, non fa nessuna differenza. Fumiko, infatti, apre gli occhi spenti e fissa la parete della cucina. Lo stesso fa Corbulone. Col fiato sospeso attendiamo un terzo colpo che non arriva. Che non arriverà mai. Fumiko mi sfiora la bocca con un dito: andiamo da un millennio all’altro come andassimo di minuto in minuto. E non c’è più nessuna differenza tra ciò che è passato e ciò che arriva.

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