TRILOGIA DEL MUTAMENTO (parte prima)

Nella Dura Madre di Marselo Bananero Yeiedì, all’incrocio tra la Joshua Lee e la Los Angeles Avenue, civico 41, dove affaccia il bar Canetti e la ferramenta e colori Eva Graboska, oltre ai panni che la mamma di Marselo stende fuori dalla finestra come fosse ancora nel ’50 e un rigattiere che espone un modernariato che non compra nessuno, si rileva traccia di evento traumatico databile all’incirca tra il 1978 e il 79. Vale a dire quando l’uomo aveva appena 7 anni. Allo scavo viene rinvenuto: aggressività, ansia, deficit di attenzione, una scarpa da ciclista numero 35, una forchetta, una bombola a gas, una forcina per capelli. Stesso ritrovamento nello spazio subaracnoideo e nella Pia Madre: tracce di eventi emotivi irrisolti e suppellettili di uso più o meno ordinario. Si rileva, altresì, una figura di donna che si avvia verso un campo di barbabietole: è un mattino lucente e lui mette la mano sulla fronte per guardare lontano: gli uccelli, l’acqua, la vecchiaia che non arriverà mai, verso i campi di barbabietole.

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