In città. Uno come me è difficile che si chiami Pasquale Intravaja. Che abiti in via Prospero Crocetta. Che è una stradina a due nomi. A un certo punto prende a chiamarsi via Francesco Marà Maggio. Tra la via Lancia di Brolo e un nuvolo di altre stradine. Un’isola che confina con altre isole, deserta, semideserta alle automobili e invece aperta allo sventolio delle lenzuola e delle povere biancherie intime della poca gente che la abita. Uno come me ha lasciato senza chiederlo ai piedi che l’hanno conosciuto il compito di ricordare il suo nome.
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