EDUCAZIONE SIBERIANA

Baso la mia affermazione su un fatto realmente accaduto. Non esiste il “dolore fisico animale” concepito come correlativo del “dolore fisico umano” ma come qualcosa che ci è del tutto estranea. Un dolore privo della sua componente drammatica. Impensabile per il nostro genere. La sofferenza, in quel mondo, viene vissuta con la stessa modalità con la quale viene vissuta ogni altra singola esperienza della vita. La pietà per un gattino malato è dunque inutile, ha un senso solo per noi, perché solo noi concepiamo la sofferenza anche come un fatto “doloroso”: le bestiole non ne hanno quel tipo di cognizione. Quella volta il mio cane non riusciva a sollevare il quarto posteriore, trascinava le zampe e mi guardava silenzioso. Feci diverse supposizioni, aspettai, ma il pomeriggio fui costretto a ricorrere al veterinario. Niente di grave alla fine, solo un trauma che si risolse nel giro di un paio di giorni. Quello che mi colpì e che oggi mi porta alla presente conclusione fu il distacco con il quale Milo sopportava la sofferenza: non un guaito, non una lacrima, quasi che il dolore fosse qualcun altro a provarlo, e non lui. Infatti ero io.

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