2 – Il giornalismo parla alla letteratura (la parla e anche ne sparla). Tra giornalismo e letteratura
l’intero spazio ‘orale’ è coperto dalla scrittura. La scrittura è lo spettacolo dell’immobilità. I
‘personaggi’ di tale spettacolo sono la falsa simultaneità – del giornalismo; l’autentica atemporalità –
della letteratura; la confusione delle origini – della scrittura. L’energia di un tale spettacolo è
immensa e compressa e se non fosse così automalcollocata non sarebbe consumabile, esploderebbe
a ogni istante.
Coltivare le piccole esplosioni è l’ambizione della scrittura non orale di controllare l’energia oggi
disponibile, oggi liberata, nella parola, nel segno.
La competenza specifica, in tale operazione, si acquista per distrazione, indolenza e consuetudine
col valore inutilizzabile.
I giovani e piccoli responsabili (autori) di tali esplosioni stanno gradatamente portando a termine un
(involontario, forse) programma: disinnescare la memoria, che è: vanificare la minaccia del tempo,
che è: unificare le classi percettive dell’operare.