da “Si guarda com’è il sole” (11)

Vincenzo è stanco della campagna. Di Don Ciccio: con tutto che pioveva, l’ha mandato a cogliere favuzze per un ospite che sarebbe partito in serata. A Montenero, a fine aprile sono così tenere che si squagliano in bocca come le prime mandorle. Quell’anno però era piovuto e continuava a piovere e il ritardo di maturazione era evidente: a Vincenzo pare uno spreco coglierle così piccole. S’è seduto sul letto e non ha voluto mangiare. Nino sta dormendo al centro del letto. “Non ha due anni l’innuccintuzzu”, pensa Vincenzo guardandosi le mani prudere di una sconosciuta disperazione. Dura poco. Vincenzo raggiunge Vincenza in cucina. Senza guardarla negli occhi fa uno dei discorsi più lunghi della sua vita: “Io ho vissuto sempre tranquillo. Perciò non voglio sapere quello che è successo. Dimentica e non farmi sapere più niente”. Vincenza, non è riuscita a dimenticare nemmeno il giorno che è morta. Ma a Vincenzo non ha più confessato.

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