interno notte. faro spotlight inquadra donna al centro del palcoscenico. donna tiene con due mani un erogatore di candeggina con il logo ben visibile, in forma di sponsor.
donna (monologando con passione): ricordi il divano, i medical drama, gli spilli piantati sotto i palmi e il pianto incontrollabile? già. io non so più ricordare le schegge di vetro, la profondità dei tagli sottocutanei. riesco a leggerti dentro meglio di chiunque altro. ti appassioni alle stelle, non reggi paragoni con gli occhi dei viventi e guardi le agonie del ceto medio, il loro incidente domestico. mandi avanti veloce la pubblicità. un giorno potresti rimpiangerlo. senti che potresti studiare la cosa. potresti venire da me e scoprire che non ti torna la cosa. non tornano tante cose. come al solito pulisco tutto, spazzo il pavimento, mi chiedono consigli su come farlo. circondare gli occhi di stuzzicadenti, sai, ho visto della polvere oggi. è sfuggita al controllo e nasconde il progetto di base, un’idea di sterminio. (silenzio). quello che è comodo per te. gli sforzi, i conati. non li riconosci. come dei figli non conosci la ragione, nemmeno il viso schiacciato dai morsetti. L’essere vivente che abbiamo fabbricato si sforza di mangiare, in salotto. i pesi gravano sulle ginocchia, cinghie sulle spalle frantumate. confesso che ci sei rimasto male, tu. confesso che è pronto in tavola, adesso, mangiamo. buio. sipario.