SENZA UN PERCHE’

Un giorno mi chiese con quale mano mi pulisco il culo. E io, che non sono mancino né ambidestro, mi scoprii a risponderle con la sinistra. Che la sinistra sia la mano del cuore non aiuta a diradare l’arcano. La mattina dopo, distaccandomi-sconcentrandomi, lasciai che le mani decidessero autonomamente-automaticamente come orientarsi: solo la mano sinistra prese spensierata l’iniziativa strappando due o tre volte la carta igienica che la mano destra le porgeva. Ritornando cosciente-concentrato forzai, simulando non mi fossi ancora pulito, la destra. Niente, impossibile, la mano si incaponiva al punto da preferire la porcellana del water alla carne soda, tenendosi alla massima distanza dall’obiettivo dell’esperimento. Possibile che un gesto reiterato circa sessanta per 364 avesse atrofizzato la manovalanza-la manovalenza di un arto e, soprattutto, perché quell’importante rito mattutino era cominciato con la sinistra che in vita non ha mai saputo reggere una sigaretta. Provai a immaginarmi monco e uno sprofondo da incubo si approfittò di me. Uno strano animale serpentiforme tentacolare si agitò isterico intorno al mio culo, scansandolo-sculacciandolo, una montagna paludosa-nera crebbe come una eruzione vulcanica, mutande e pantaloni non la coprivano né più la reggevano, io scappavo ma, sovrappeso, cadevo cadevo cadevo. L’indomani la rividi, non la salutai. Fine di un’amicizia. Ancora oggi lei si chiede come mai, senza un perché.

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