PAPA’FRANCESCO

2, 5, 7, 11, K e lo vedo papàfrancesco in cima alla duna di sabbia. Lo vedo mentre si libera un posto qua al parcheggio; gli lancio uno skate per raggiungermi più in fretta che può. Lui, però, sembra non essere interessato, fissa piuttosto, un posto dalle sue parti. Si lancia intrepido papàfrancesco nella discesa ripida verso quel posto. Tremo per la velocità che ha preso e temo il peggio quando in un lampo mi accorgo che la sua traiettoria sfreccia in rotta di collisione con quella dello skate e più in là c’è lo strapiombo. Mi sento morire quando stanno per scontrarsi; penso rassegnata fosse destino. Ma con mio grande stupore, vestito di niente come Gesù Cristo in croce, ribalta l’esito della previsione: compie la prodezza di montare in groppa allo skate e cavalcare onde invisibili tra la scogliera e il mare per atterrare sulla battiggia con l’eleganza di un cormorano. Lo applaudono tutti, papàfrancesco, dalla duna alla spiaggia, dalla scogliera al mare, mentre cresce in me, fino a farsi incontenibile, l’orgoglio per quell’essere stupefacente metà uomo, metà uccello.

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