(L’OCCHIAIA. 50).

Sprofondo fino ai malleoli nella polvere biancastra, e tuttavia, precedendo il crepuscolo incombente, mantengo un passo spedito sul sentiero, uno fra i pochi, se non mi sbaglio, ad allontanarsi col cuorcontento da questo paese. E contemporaneamente, dall’alto di un campanile, Qualcuno, urlandolo a più non posso, ripete, di continuo, proprio come un disco rotto, il mio nome: anche se non dovrei mi volto e, benché distante già parecchie centinaia di metri, vedo chiaramente sulla ripida scalinata antistante il portale una nera figura gesticolante allungarsi a dismisura additandomi…

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