“Importanza di un cassonetto: patrimonio dell’umanità” di Gaetano Altopiano

Cosa potevo aspettarmi da simili latitudini? Niente. Niente che non fosse come temevo. Staticità. Mai visto nulla di così immobile, di tanto tragicamente indisposto alla partecipazione biologica: aria, terra, acqua, non fanno alcun odore, alias, non partecipano più alla creazione. Lì tutto è già accaduto e solo una sola volta, all’inizio. Questo, volendo riconoscerlo, l’unico vanto delle terre Scandinave: il fascino della primordialità. Per il resto c’è poco di che sentirsi importanti. A un popolo che ci rimprovera ignoranza nelle lingue (peraltro non proprie) ricordo il nostro impegno in compiti superiori: ci si occupa di evoluzione qui, altro che banalissima espressione. Qui, ogni cassonetto comprova lo sforzo comune: produrre la vita. E’ tutto un fermento. Tutto pullula di odore di materia che reagisce, tutto si trasforma e ancora sboccia in qualcos’altro. Ancora. E siamo strafelici, arcicontenti. E ci sentiamo un cazzoemezzo per le nostre puzze. Almeno io.  

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