CANTABILE OSTINATO XIV
sotto casa la mia africa affamata tubi pali scaglia un grido dentro un buco il sottosuolo tenero il germoglio geme ciò che è rimasto cede si sgretola nell’aria l’aria che pure ci è dovuta
sotto casa la mia africa affamata tubi pali scaglia un grido dentro un buco il sottosuolo tenero il germoglio geme ciò che è rimasto cede si sgretola nell’aria l’aria che pure ci è dovuta
con farine speciali e acque sottili di cascate con erbe delicate e zucchero filato un figlio l’abbiamo fatto senza né tuo né mio divise in parti uguali le nostre imperfezioni e perfezioni un altro chissà quando lo faremo che possa come lui darci la mano
diacce le mani i piedi all’asciutto uno scialle sulle ginocchia noi due defraudati dall’assenza dei biscotti una guerra di sbadigli inconsulti dividiamo davanti alla tv e la poesia di noi si è arresa alza le mani a questo invisibile plotone che è un pareggio di bocche aperte e chiuse mentre …
C’è un buco nella maglia dove infilo ridendo un dito e so che sulla mia spalla disappunto avrai a vederlo è occhio impertinente dell’ascella ti dico il mio terzo occhio nuovo tondo strabico sul mondo o il foro penetrante di un colpo di pistola che neppure abbiamo udito
se proprio vuoi saperlo inutili i praecepta coniugalia aculei giorni ore minuti cellule sciupate capelli nel lavabo nello specchio appannato noi siamo ancora noi a noi sopravvissuti tra uno squillo e l’altro del telefono
c’eri tu o forse no ma se c’eri spenta la luce stanca sonnecchiavi in quel divano scomodo le gambe allungate nel tuo sogno nel mio sogno però ricordo che c’eri e c’ero anch’io a meno di un dèjà vu o d’un qui pro quo e stavi in piedi le chiavi …
Sto bene se sto bene se non muoio nel frattempo ma tu che stai benone argomenti che la mia bile di vecchio combattente è un bluff sempre uguale è un grufolare di maiali nel truogolo nelle gazzette nelle sfere siderali e non basta opporvisi a parole e neppure una bel …
in questa monument valley più testardo di wile coyote con i miei beep beep alla road runner con i miei segnali di fumo più veloci di una cartolina postale o della mia stessa voce stavolta sarà facile mandarti un saluto nelle contrade impervie dove abiti senza più numero civico e …
parliamo della città sfregiata che si allunga ecc. ecc. appesa a un filo un’ombra di primavera panni stesi e un colpo di pistola le coordinate esatte il fazzoletto al dito per non dimenticare se il pesco è già fiorito se il mare è sempre uguale laggiù lungo la linea frastagliata …
gaglioffo nelle inezie dove affogo mi dò spago perplesso guardandomi scendere le scale chiedendomi chi è l’altro che mi guarda in attesa del mio piede in fallo del coccige contuso stretto dentro un vestito dédomé lunga la barba miope comunque non demordo