AI MIEI CANCELLI

Ai miei cancelli ringhiano quei cani che ieri dominavano nei vicoli – sono per sempre cani del domani, sangue che mi disperse in mille rivoli.       (da SIMULACRI O TEATRI, inediti)

ANIMA CACCIAVENTO (14)

L’anima del cacciavento, all’occhio della terra delle prede, Rapace sine pietate tinnisce si pasce Simula movimenti dell’aria come una fede Al volo immemore dei boschi anzi le asce

ANIMA CACCIAVENTO (13)

Chi è costui se non la mosca Non solo cocchiera, faccendiera, Nella comarca e cosca, Che briga per Caronte mane e sera?

ANIMA CACCIAVENTO (12)

In fondo sempre quelli i protocolli: Volgere gli occhi da un’alba ad un tramonto, Da uno Stretto di mari alla Montagna, ai colli – Il resto è apparecchiare, far di conto.

ANIMA CACCIAVENTO (11)

Non si può, oltre la voce muta, che scrivere ambasciate a canto e scanto, ambasciate d’amore onde sia sia, antenna sopra mari, vita-città perduta o pianura che nasconda il vento.

ANIMA CACCIAVENTO (10)

Alle anime accade, popolo delle case, di un cunto a dispetto di scanto, che mima un canto fermo senza frase, che nelle carni,  anime di carne,  svela il Santo.

ANIMA CACCIAVENTO (9)

Verso del cacciavento, ntinni ntinni, Dalle alture imminenti si pronuncia, Volo che sbircia ed inserta carni, A un aperto che si ferma e lancia.   A doppi mari, a reme si sigilla Questa lontana sommovenza d’aria, E dal volare al becco resta e stilla A confermare la fissità, e ancora

ANIMA CACCIAVENTO (8)

Con che criterio il cacciavento crea Come una rema d’aria ed essa si rivede Crearlo, ala e getto e tuffo, nel mare di un’idea, Nei due mari del reale, chiusa, fede.

ANIMA CACCIAVENTO (7)

Mi circondano simulacri in bianche vesti, ed è la morte accompagnata, in vacanza o di lei un’idea notturna, talora a un richiamo, talora rincorrendo luci dalla miopia, da una sorte di finestra sul mondo, dove non siamo e dove restiamo.   Alla carne ancorati, anime grevi nella radice, nel folto …

ANIMA CACCIAVENTO (6)

Vento del cacciavento, abbento e malo abbento sul vallone, e clausola e pronuncia tinnita, provvida e imprevista, clausola del morto e del vivente, alto mare degli avi e dei figli, in processione.