La sera a Palermo (6)

Quale bellezza! erano le bambine le vere regine del gioco, vivaci e sveglie, libere e sicure almeno finché l’adolescenza non le avesse costrette ad abbandonare il gioco del ridere e del saltare da casella a casella nella campana disegnata coi gessi, dello scagliare un pallone bianco a pentagoni neri contro …

La sera a Palermo (5)

La baronessa Agata Giovanna non rimpiangeva Palermo – dopo l’allontanamento volontario e definitivo dalla città ne aveva conservato soltanto un legame, quello col suo fornitore di piante rare o esotiche che, spesso, in arrivo da luoghi lontanissimi del pianeta dovevano transitare per il porto e raggiungere Capo d’Orlando. La sera …

La sera a Palermo (4)

Quel filosofo di Lentini non veniva mai a Palermo, preferiva Catania, città di corrosivi sarcasmi. Nelle predilezioni c’è sempre un’individuale verità, indimostrabile eppure innegabile. Forse Palermo l’araba non persuadeva le dure risultanze del ragionare di Anatol, forse la nera pietra lavica che dal Tondo Gioeni tracciando la Via Etnea ricama …

La sera a Palermo (3)

Ma Palermo è anche il nome di un quartiere di Buenos Aires e Buenos Aires (il Sur, la Recoleta, San Telmo, Boca…) è labirinto delle narrazioni, letteratura allo stato puro. Per questo lo scrittore cieco può apparire nei corridoi della Biblioteca Nacional o dietro la vetrata di un caffè dove …

La sera a Palermo (2)

All’indirizzo leggendario di Via Siracusa 50 si sosta brevemente per immaginare due scrittori spingere il portone in legni e vetri verticali e salire fino allo studio di Elvira. Se la memoria non m’inganna, nella civiltà perfezionata c’è tutta l’eleganza del pensare e dello scrivere per amore del pensiero, un divano …

La sera a Palermo (1)

La sera a Palermo aveva per lui le stesse sfumature della scrittura: dissolto il tempo, annullata la logica hegeliana, stratificarsi delle sensazioni e dei pensieri. Una logica altra altrettanto nobile di quella stabilita e tramandata dall’accademia. Ogni sera riparava la bambola frantumata del racconto, da buon poliziotto disseminava indizi, sapeva …

STORIA DI GIOCATTOLAI (9)

BOGDAN M. – È convinto che il giocattolo più bello del mondo sia la bambola e nell’atelier di Sarajevo ne costruisce tante, di molti materiali. Durante l’assedio continua a fabbricarne, testardo. In passato gli hanno chiesto carri armati in miniatura, autoblindo e caccia da combattimento, ma ha sempre rifiutato. Con …

STORIA DI GIOCATTOLAI (8)

Y. TAKUMI – l’imperatore gli ha fatto ordinare di costruire i giocattoli per i suoi figli; è il giocattolaio più bravo di Tokyo, lo sanno tutti, ma non tutti sanno della sua ammirazione per la Francia; ha amici francesi che gli fanno avere delle riviste illustrate: è così che si …

STORIA DI GIOCATTOLAI (7)

UCCIO D. – la bottega è uno scantinato di Via Roma a Maglie dove costruisce trottole e thròzzule. Suo figlio è in guerra sul fronte russo e non scrive da un mese. Uccio non vuole tornare a casa e trovare la moglie seduta in angoscia al tavolo in cucina, non …

STORIA DI GIOCATTOLAI (6)

HEINRICH H. – lavora nella fabbrica di trenini elettrici, addetto alla verniciatura; è una strana fabbrica, perché il caporeparto non mette fretta e non ha la faccia arcigna, per cui Heinrich può prendere in mano la locomotiva, saggiarne con le dita e con lo sguardo le parti, cominciare con calma …