STORIA DI NAVI 2 (Navi di Nicolas De Staël)
Le sue non hanno un nome, ma forme e colori (molti) e un vorticare di fumi intorno agli scafi e nel cielo. Sono danze d’amore nella luce mediterranea. Navigano il desiderio.
Le sue non hanno un nome, ma forme e colori (molti) e un vorticare di fumi intorno agli scafi e nel cielo. Sono danze d’amore nella luce mediterranea. Navigano il desiderio.
Amava gli aerei e il volo e una nave vista da alcune decine di piedi d’altezza mentre s’approssima a Venezia ha molto in comune con il solco che la penna traccia avanzando sulla pagina. Diventa allora possibile che a bordo dell’Erato, che in questo momento entra nel Canale della Giudecca, …
Il suo nome significa “nata nella porpora” e ricorda l’usanza di far nascere il futuro imperatore di Costantinopoli nella camera rivestita di porfido del Sacro Palazzo. Nella taverna più frequentata del porto di Trebisonda, la sera prima della partenza, il suo capitano e un mercante di libri hanno giocato a …
Mi dicono che il batterista indossa quei pesanti strani occhiali che ti mettono gli oculisti quando ti visitano. Non negarlo: il jazz si suona con gli occhi vedendo quello che c’è in sala e quello che c’è fuori, trapassando l’ombra, l’opaca calotta dei muri. Il jazz si suona con le …
New York sarebbe un nome smarrito se non fosse per le sue scale antincendio che conoscono a memoria tutti gli accordi di Miles e per i tetti che la sera si dispiegano come stuoie dove i gabbiani dello Hudson suonano i tamburi con le mani a spatola di Rothko. Red …
«Ogni notte entro nello specchio e accendo zolfanelli azzurri», dice la clarinettista; «i morti non mi fanno paura», prosegue, «anzi – essi mi mostrano la loro casa, i loro spartiti. In fondo, anche da vivi suoniamo (se suoniamo con passione tremenda) con la bocca nello stomaco, con le mani al …
Da bambino mi piacevano i cartoni animati cecoslovacchi. Mentre li guardavo le mele nella fruttiera sul tavolo diventavano sommergibili che navigavano tra gli anelli di Saturno che ruotavano sempre più veloci, ruote del treno che lasciava la Gare de Lyon e ancora non sapevo che Michel Petrucciani, seduto in un …
L’orologiaio di Praga aprì lo sportellino della consolle da dove estrasse un automa di metallo; girò più volte la piccola chiave che gli stava dietro la schiena e quello alzò il piccolo sassofono, suonò Stella by Starlight – John Coltrane rise, si allungò fino al soffitto, lo attraversò, girò attorno …
Sono belli i verbi al passato remoto perché hanno un’eleganza inscalfibile. L’aeroplano decollò, il Village Vanguard discese i propri gradini fino al palco, la mano di Charles Mingus si aprì libro di 10.000 pagine, l’aeroplano atterrò, un pytecanthropus erectus strinse il pugno della mano per dire «I’m free» – fuckallfascismspensòMingus.
La risacca del Baltico spingeva sull’isola rami decorticati e lucidati dal salino e le onde scintillanti di elettricità la notte accendevano forme subito dissolte. Il ristorante, chiuso in quei mesi invernali, rimandava a nessun orecchio vibrati e loop del legno verniciato della veranda, del rame dei displuvi, dei corrimano bui. …