STORIA DI TRENI: STAZIONE DI CUNEO

Allo scalo ferroviario di Cuneo il capostazione-musicista guarda gli scambi: sono precisi e non sbagliano un solo scatto. Brillano lucidissimi alla luce del giorno, fanno dolcemente scartare i locomotori che, rigorosi, si avviano al deposito oppure alla composizione del convoglio o trascinano per accelerazioni graduali le carrozze verso la stazione …

ANGOSCE DI UN MATEMATICO NAPOLETANO (5)

(Palazzo Cellammare) mi chiedi se c’è distanza tra la matematica e la poesia (no, non ce n’è) ● suoni Brahms e dalla strada risponde un organetto sulle note di Addio Lugano bella, umile e baldanzoso, allegro e preoccupato ● mi chiedi se c’è distanza tra la politica e l’amore (no, …

ANGOSCE DI UN MATEMATICO NAPOLETANO (4)

Caccioppoli ricopre annottàti fogli di scarabocchi, unghiate, frasi, numeri ● la lavagna nell’aula all’ateneo è interminato nero ● o notte profondissima miniera di numeri come un’immensità dove discendere a ● scavare, scrostare, strappare, sgiungere, sghiaiare

ANGOSCE DI UN MATEMATICO NAPOLETANO (3)

s’inabissa il numero nei visceri della città speziata: qui discendo scale androni cunicoli passaggi ● ‘a luna rossa sorveglia stanotte la mia insonnia – s’inabissa beffarda nella gola dei quartieri di tufo ● San Biagio de’ Librai, non mi tradire: fammela catturare, ch’io ne beva l’aspro succo del suo girovagare, …

ANGOSCE DI UN MATEMATICO NAPOLETANO (2)

matematica e libertà sono anche un impermeabile liso e spiegazzato addosso all’inquietudine ● la Marsigliese cantata una sera in pizzeria e le camicie nere stravolte di rabbia ● si discute per ore a un tavolo sotto una nuda lampadina ● Renato si rigira nella tasca sgualcita un’edizione di Rimbaud, cerca …

ANGOSCE DI UN MATEMATICO NAPOLETANO (1)

il numero conosce epifanie: poi disperanti eclissi ● stride traccia di gesso su annottata lavagna (e visionaria) ● enigma, velo, ombra nel viscere della città speziata ● il numero si eclissa ● il suo inseguitore non cede

MOZART SUONA PER L’ORECCHIO DI VAN GOGH (3)

l’inutile, l’invendibile, l’abbandonato, il disprezzabile, l’ammaccato gli piace e l’accoglie, lo conserva in valigie vecchie di strappi e di graffi, ne compone melodie, ne strofina con le dita i margini lisi impila le valigie nel magazzino di una stazione di rifornimento abbandonata da anni di quando in quando ne sfila …

MOZART SUONA PER L’ORECCHIO DI VAN GOGH (2)

oh, se parigi si potesse copiare metro dopo metro a matita! uno scantinato dell’île saint louis dove mozart imbraccia il sassofono per suonare kind of blue dove van gogh disegna navi sul muro dove il mago di riga gioca a scacchi nel vorticare del fumo di sigaretta dove il labirinto …

MOZART SUONA PER L’ORECCHIO DI VAN GOGH (1)

  mozart imbraccia l’organetto e dice na ja, gut! e le azzurre labbra di arles avviano il canto dell’estate che guizza nei sottotetti erano anni senza segnalibri perché leggevamo tutto e tutto d’un fiato: porte, androni, sottoscale, scantinati: e mozart che suonava per l’orecchio di van gogh sapeva manipolare le …

STORIA DI CIRCO 7

Che cos’è il gasometro se non l’esoscheletro di un’aria che, segnata con tralicci di geometri, si gradua nell’arco del giorno a contenere spazi? I luoghi sussurrano storie e volti di chi li costruì, li portò a esistere, li abitò. Il giocoliere catalano guarda il gasometro, ne considera le metalliche cadenze: …