da RAPSODIE (16)

Fotocromia tangibile d’astasia plastica, simulata su ruoli isteresici e chiusi, solidifica energia, sfiora flussi inclinati e distorce algoritmi. Matrici sparse, compresse e soffiate sulla memoria, mordono una coda sillabica stringendo ventricoli umidi, cartilagine. Tratti mancanti, esitazione.

da RAPSODIE (15)

  Un insieme con un certo grado di porosità, un vuoto parziale, permette il propagarsi della probabilità.   La notte cadeva bagnata e piena, trasparente solo all’ombra, svogliatamente torturava gli umani e col suo unico occhio elastico piangeva sui navigli ghiacciati.   Guardavo oltre il vetro, lì vivevano le mie …

da RAPSODIE (14)

bolle chiazzate d’icore sguittano sottili caprici dermici di cefeidi assorbono e limano nubi sinterizzate – gorgano circhi perlinati –

da RAPSODIE (13)

scelsi di respirare pulsazioni – corde – schegge di vuoti porosi gluoni schizzi impressioni assordanti

da RAPSODIE (11)

proteine catacloniche stringono gemiti /urti affogati/ /folgori geodici/ distendendo il silenzio, si addormentano

da RAPSODIE (10)

sorride i suoi bottoni septici fiaccolano, leccando sorgenti omofone di silenzio scissile onde tattili, puntiformi

da RAPSODIE (9)

fragili e feriti, filamenti su occhi entimemici   nihil novi   metessi sfigmica e fogli di sileni irritati nabissano martelli illesi

da RAPSODIE (8)

clivaggio aforico di rilievi elementari ruvidi, assuccati a magmi omeomorfi immersi e flessi in C4H9NO2

da RAPSODIE (7)

mazhar, satellite entozoo, eroso nel respiro dello sfondo tabico strilla un possibile elastico d’urti asterici e scheletri simulati, illesi