da RAPSODIE (15)

  Un insieme con un certo grado di porosità, un vuoto parziale, permette il propagarsi della probabilità.   La notte cadeva bagnata e piena, trasparente solo all’ombra, svogliatamente torturava gli umani e col suo unico occhio elastico piangeva sui navigli ghiacciati.   Guardavo oltre il vetro, lì vivevano le mie …

da RAPSODIE (14)

bolle chiazzate d’icore sguittano sottili caprici dermici di cefeidi assorbono e limano nubi sinterizzate – gorgano circhi perlinati –

da RAPSODIE (13)

scelsi di respirare pulsazioni – corde – schegge di vuoti porosi gluoni schizzi impressioni assordanti

da RAPSODIE (11)

proteine catacloniche stringono gemiti /urti affogati/ /folgori geodici/ distendendo il silenzio, si addormentano

da RAPSODIE (10)

sorride i suoi bottoni septici fiaccolano, leccando sorgenti omofone di silenzio scissile onde tattili, puntiformi

da RAPSODIE (9)

fragili e feriti, filamenti su occhi entimemici   nihil novi   metessi sfigmica e fogli di sileni irritati nabissano martelli illesi

da RAPSODIE (8)

clivaggio aforico di rilievi elementari ruvidi, assuccati a magmi omeomorfi immersi e flessi in C4H9NO2

da RAPSODIE (7)

mazhar, satellite entozoo, eroso nel respiro dello sfondo tabico strilla un possibile elastico d’urti asterici e scheletri simulati, illesi

da RAPSODIE (6)

astaroth piange organi impuri, densi di carburante emetico   croste   sigilli immobili di una mano eterna