Antonio Patti

«Antonio Patti nasce a Favara (AG) nell’equinozio di primavera dell’Anno Santo 1950, tra il clangore di tutte le campane del paese, non per la sua nascita (che interessava il ristretto nucleo familiare), ma per festeggiare la fine di un lunghissimo sciopero dei minatori». Così Antonio scrive in una sua breve nota autobiografica. Dopo aver conseguito la laurea in medicina e chirurgia, consegue due specializzazioni: la prima in igiene e medicina preventiva presso l’Università di Palermo e la seconda in ematologia presso l’università di Catania. Ha svolto con passione il suo lavoro di patologo clinico arricchito dalla
profonda preparazione in ematologia. Per tanti anni è stato vicepresidente dell’A.D.A.S. (Associazione donatori sangue) di Agrigento e ha seguito amorevolmente tanti bambini affetti da talassemia e le loro famiglie. Per meglio far comprendere l’origine e le caratteristiche di questa malattia la cui conoscenza circa 40 anni fa era agli albori, ha pubblicato un fumetto (con testi suoi e immagini dell’artista Alfonso Lentini) intitolato “Globulino”, distribuito a famiglie e scuole. Si è occupato di pubblicistica in campo sanitario e delle scienze naturali. È stato, per anni, caporedattore della rivista “Progetto salute” e di
“Prospettive mediche”, rivista quest’ultima dell’ordine dei medici di Agrigento. Fin da giovanissimo ha operato nell’ambito delle neoavanguardie siciliane essendo stato – insieme a Rino Garraffo, Giuseppe e Lillo Nicotra, Alfonso Lentini, Antonio Liotta, Matteo Vullo ed altri – tra i fondatori del gruppo di estetica sperimentale ADES, nonché collaboratore delle riviste “FASIS” e “Per Approssimazione”, animate a Palermo da Gaetano Testa. Ha pubblicato la plaquette di poesie “Il nostro cielo racchiuso” (ADES, 1976), il romanzo sperimentale “Alberto e la città” (Tracce, 1989), “Povero Pero quasi un apologo” (Medinova 2010) e “Specchio d’aloe” (Nuova Ipsa 2013). Ha pubblicato racconti e poesie anche in libri collettivi e in riviste online. Ha lasciato inoltre alcuni testi inediti e qualche progetto editoriale rimasto incompiuto. Dotato di ingegno poliedrico e di fine senso dell’umorismo, ha avuto la capacità di spaziare dalla musica classica alla filosofia, dall’arte alla letteratura, dalla medicina alla botanica, dedicandosi con vero e proprio amore alle piante succulente. Ha scritto recensioni, prefazioni e postfazioni, curato editing di numerose pubblicazioni ed ha presentato con interventi critici molte mostre di pittura. È stato uno dei principali punti di riferimento del Centro Culturale Editoriale “R. Guttuso” di Favara e presidente del Premio Letterario “I. Buttitta” per 24 anni. Durante la giunta del sindaco Mimmo Russello è stato Assessore alla Cultura del Comune di Favara. Nel pieno dei suoi progetti cultuali ed editoriali, si spegne improvvisamente il 15 agosto 2023 nel suo giardino di Mosè, subito dopo avere accudito con l’abituale meticolosità le sue amate piante succulente. Nel 2025, su iniziativa della moglie Domenica Minio Patti, è uscito postumo il libro “L’arca di Fewar” (edizioni l’Arca di Noè).