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l’imperfetto e il passato remoto come sai e
come si vede non sono i tempi grammaticali
della mia scrittura eppure non c’è nulla di
naturalmente spontaneo nel mio presente e
nel suo uso pressoché costante
tutti i tempi verbali mi sono ugualmente
difficoltosi
la mia incognita centrale è l’azione
la fonte e la qualità stessa dell’energia che la
consente mi sono quasi assolutamente
oscure
e dico ‘quasi’ perchè sono natural-mente
rispettoso delle esigenze elementari
dell’immaginazione
l’avverbio e soprattutto l’aggettivo sono i
miei ‘tempi’ naturali
io so sempre com’è una cosa e come va
questa è la mia scienza di scrittore-per la mia
responsabilità oggettiva – in quanto scelgo in
tanto rispondo a nessun altro le ns
istituzioni consen-tono una tale libertà e mai
una libertà così determinata fu ed è tanto
oberata da opzioni enigmatiche
il suo esercizio per ironia anatomica si fonda
sulla continuità della chiarezza della
‘risposta’
insomma è tempo che gl’imbecilli smettano
di esserci
in effetti in giro ci sono soltanto criminali e
perlopiù in buonafede
il governo del mondo e delle cose del mondo
gli appartiene per gli oggettivi limiti della
chiarezza della comunicazione
ma questo governo è portatore di
progressiva abolizione della responsa -bilità
dell’esserci e dell’agire e si rinnova e si fa più
tenace su una tale garanzia ma il
contemporaneo oscurarsi della chiarezza
nella comunicazione consente uno spazio via
via più ridotto tra deresponsa-bilizzazione e
inerzia crescente
chi è poco responsabile è anche poco attivo
chi non ha responsabilità non dispone di
azione (più o meno liberata)
sicché la questione dello scrivere-per è
quella della non-sopravvivenza della politica
già scrivere-per è ribadire una scadenza e
dare uno sfondo contingente alla ‘risposta’
la mia crescente stanchezza-lentezza può
senzaltro collegarsi all’incessante onere
muscolare della doppia risposta (‘la doppia
vita’)