Il nobile grifone scelto a contrassegnare i libri che pubblicava (così com’era stato per il delfino di Aldo Manuzio) fu dichiarazione immediata di un gusto, di certe predilezioni.
Pubblicò anche Hölderlin, il poeta ritenuto pazzo, rinchiuso nella torre del falegname a Tubinga – ma lo fece perché intuì subito che quell’aspirazione totale alla bellezza era vita abitante un mondo di banausiche abitudini.
Pensate: Goethe e Schiller risero delle traduzioni di Hölderlin da Sofocle, ma Schiller e Goethe non vollero capire il loro contemporaneo.
Cotta intuì, azzardò, osò.