L’INCEDERE DEI CORPI

Nel carro bestiame della metropolitana capitolina ci si pigia parecchio e senza pudore, anche se c’è ancora gente che si infastidisce. A colpi di sampietrini, abbiamo fatto capire loro l’antifona: sul convoglio non v’è legge morale che tenga, l’incedere dei corpi è tumultuoso. E mentre i piccioni si rincorrono tubando su aiole nuove di zecca, le gengiviti oggi si curano con collutori in pasta e l’idea di un cinema con sedute comode -e belle di sorriso- mi fanno abbracciare questa primavera che (giuro) è a tu per tu con la città. Di solito, raccolgo frammenti e impressioni, e ci ricamo sopra con quei pochi rudimenti di sartoria che posseggo. La settimana prossima verranno a pignorarmi la normalità. Voglio farmi trovare pronto per riceverli con naturalezza. La scelta è a senso unico, senza margine d’errore. Archiviata la pratica lealtà, un grido di rivolta si alza dall’inconscio. Mi risulta acconcio continuare sullo stesso registro, salendo anche di un’ottava (magari) e alternando le rime, se si vuole.

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