IL MOSTRO DEL CASTELLO

Si afferma da più parti che faccia da custode al castello, che fu dei
Chiaramonte, e che alcuni addirittura vorrebbero fondato dallo “Stupor mundi”
Federico II di Svevia, un mostro.
Alcuni giurano che abbia sembianze femminili, altri di animale. In ogni caso
dovrebbe essere simile alla mitica Medusa perché, come essa, sembra che
abbia la facoltà d’impietrire chi lo guarda.
Il malcapitato verrebbe mutato in una statua di sale. Tale capacità
risiederebbe, non nella serpiginosa chioma (che non ha), ma nello sguardo.
Sarebbe perciò sufficiente buttargli una manciata di terra agli occhi per
evitare sì orribile fine. Alcuni affermano che sarebbe da preferire il sale
perché in grado di bruciargli gli occhi, che perderebbero così per un tempo
sufficientemente lungo al mostro tale capacità, che permetterebbe una sicura
fuga.
A memoria d’uomo sembra che nessuno abbia fatto la fine della moglie di
Lot. Anche perché ci sarebbe la sua statua dentro i locali del maniero.
Questo mostro potrebbe venir considerato anche come una “donna”, cioè un
nume tutelare della casa, anzi della Casa per antonomasia di Favara: il suo
Castello.
Questa donna legherebbe a sé, trasformandola in statua, qualsiasi persona
che voglia carpire i segreti della casa ad essa affidata in custodia. Ciò
spiegherebbe le eventuali sembianze femminili.
Di tutti gli animali fantastici, descritti nel presente manuale, questo è il più
improbabile perché, oltre a dover essere immortale (in quanto descritto come
esemplare unico e non come specie), non ha assolto minimamente al
compito a cui era deputato. Prova ne sia che il Castello, sommerso da una
colata lavica di cemento armato, per decenni minacciava di crollare da un
momento all’altro. Potrebbe essere accaduto che sia stato sommerso da
questa colata e non dalla ben più modesta manciata di terra o sale che sia.
Oggi, recuperato lo Steri alla fruizione pubblica, nessuno più parla dell’antico
custode e soltanto qualche vecchio ricorda le corse a perdifiato lungo i gradini
irregolari delle antiche scale per sfuggire alla sapida morte.

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