210623
É di nuovo estate. In montagna il silenzio delle sei di sera è più zitto del silenzio delle sei di mattina.
Forse perché della fatal quiete? Oppure perché anche gli uccelli, il vento e i serpenti innocui del bosco
sono più stanchi a quest’ora del giorno. Oppure perché le orecchie danno più ascolto ai canti
dell’annunciazione che a quelli della resa. É certo che i passi di sera risuonano meno e la luce
crepuscolare smorza i rumori e attutisce i colpi. É bello discendere dalla vetta di un monte all’ora
canonica della malinconia. Le sei di sera, l’ora in cui si alza la febbre e i desideri sfumano, la digestione
del mondo è completa e il bioritmo rallentato.