TRAVERSATA

Passo dopo passo, l’erba s’incrina e crepita, brinata d’inverno. Dilavati di torrente, sporcati appena, cerchi in fondo alle tasche i sassi che stringi tra le dita, ne assapori il calore, la cenere solo un ricordo di casa e legna che arde. Conservano ancora un teporino di branda, di ruvido e coperta tirata fin sul mento. Di fuoco e camino, di bianco al bollo, l’odore, ma anche panni stesi che trasudano lisciva nel cucinino, impregnata di fumo la tenda. Tanto fa freddo che le mani si screpolano, si spaccano come un fico maturo, s’arrossano e gonfiano, guanti di plastica e dita che scalciano, pronte a esplodere. Per i geloni, rimedi con impacchi alla sera, patate e cipolle, se è stagione e tempo prospero, olio d’oliva. Cornicette e ondine, stanghette perfette, lettere sinuose e curate, alfabeti senza sbavature d’inchiostro sono la tua specialità. La maestra fa l’appello e, se a lezione non ti vede, ti reclama, il giorno dopo ti viene a cercare. S’avventura, attraversa la campagna gelata d’alba, dà due colpi di nocca alla porta, attutiti dal guanto. Tua madre che apre e storce il naso, tuo padre che è già di mungitura, tu che infili il cappottino, i sassi in fondo alle tasche, subito esci, e con lei attraversi una frase, un periodo, un verbo all’infinito.

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